Simone Verde


22 luglio 2014
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Cultura senza Capitale

Il risvolto di copertina

 
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Mentre la cultura evoca altrove una generosa apertura intellettuale e il futuro, in Italia lo scontro frontale tra due partiti in eterno conflitto, quelli di una religione inattuale del patrimonio e quello della svendita sul mercato dei beni culturali, tengono in ostaggio la più importante infrastruttura per la crescita civile ed economica del paese. A loro ausilio, e rafforzati da un dibattito sempre più ripiegato su se stesso, è l’ormai indiscusso strapotere di alcuni equivoci e pregiudizi: l’idea che più la cultura è “alta” e più è inutile o che la sua utilità va misurata nelle virtù del fare cassa. Niente di più falso. Ripercorrendo con linguaggio a tratti narrativo l’invenzione della cultura, dei suoi concetti e della sua gestione pubblica quale una delle più luminose avventure dell’uomo, l’autore va alla radice delle pratiche contemporanee, spazzando via equivoci e strumentali fraintendimenti. Le politiche alle arti, alla tutela e alla conservazione sono, in effetti, un’invenzione del mondo moderno, perché l’emancipazione dei singoli liberi le capacità creative e renda la comunità più forte e competitiva. Moralmente, e quindi anche economicamente. Un’invenzione italiana, partorita tra Firenze e Roma, e offerta alla storia come suo dono più grande, purtroppo tradita e rimossa nella riluttanza a farsi nazione, prima, e pienamente democrazia, ora, come indica una cultura priva di risorse poiché incapace di vedersi attribuita una chiara missione collettiva. Una cultura senza baricentro, senza autonomia e senza statuto: senza Capitale, cioè. Ricostruite con rigore le ragioni storiche di una scoperta così potente e quelle del suo pesante tradimento che corre parallelo alle imboscate dei nemici della democrazia, l’autore lancia la sua sfida e, rintracciati negli altri modelli occidentali i meccanismi originari che si devono all’Italia, propone la nascita di un’infrastruttura nazionale che, partendo da una Capitale all’altezza di Parigi, Washington o Londra, restituisca alla cultura la sua utilità e la sua ragione d’essere.






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