Simone Verde


30 maggio 2013
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Vaticano, buona la prima

55ma Biennale d'Arte di Venezia/5

 
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È la prima volta per la Santa Sede nella Biennale d’Arte contemporanea di Venezia, ed è un vero exploit inatteso e coraggioso. Se non fosse che il curatore, il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci, ha voluto strafare, portando molto materiale disomogeneo, e se avesse invece deciso di concentrarsi su un’opera sola, la bellissima installazione del gruppo milanese Studio Azzurro, sarebbe stato forse uno dei tre padiglioni meglio riusciti di questa 55ma Biennale di Venezia.

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Padiglione vaticano

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AP
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In apertura, ad accogliere il visitatore, ci sono tre opere di Tano Festa, tre dipinti ispirati alla Cappella Sistina di Michelangelo. Segue, In principio (e poi), quattro schermi, uno a terra e tre su tre pareti in cui defilano immagini in movimento di carcerati della prigione di Milano-Bollate. Non appena vengono toccati con le mani, si arrestano e si avvicinano allo spettatore, raccontando una loro storia. Che sia nella babele delle lingue globali, con sussurri o con il linguaggio dei gesti.

Era molto tempo che il gruppo Studio Azzurro non faceva parlare di sé, dopo che la retrospettiva a loro consacrata dal Palazzo delle Esposizioni nel 1999 aveva marcato un punto importante per l’affermazione di un lavoro decennale, nella critica. Ora tornano, e con la solita, notevole efficacia, nel contesto imprevedibile del padiglione vaticano, mostrando quanto spiritualità e arte contemporanea non siano realtà distanti e non parlino linguaggi affatto contraddittori.

Ottima, quindi, la scelta di Paolucci. Meno buona, forse, quella di proseguire con l’estetizzante Josef Koudelka, con enormi foto in cinemascope, che ritraggono la desolante azione violenta dell’uomo sugli elementi, sulla natura. E sempre poco buona, poi, quella di aggiungere al tutto i lavori di Lawrence Caroll, assolutamente dignitosi ma associati a un insieme che suona, purtroppo, cacofonico. Un piccolo “caos” forse ispirato a quello della Genesi, che è il tema complessivo del padiglione, ma che nella qualità delle scelte lascia sperare in grandi cose per la prossima edizione.






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