Simone Verde


11 febbraio 2013
Twitter Facebook

La rivincita della secolarizzazione

Benedetto XVI si è dimesso

 
1119627-ratzinger[1]

Il papa si è dimesso. Non era mai successo nella storia moderna, proprio perché la perennità dell’incarico era diventata, di fronte a un tempo dominato dalla cultura strumentale della tecnica, uno dei simboli dell’universalismo cattolico. Lo spirito santo che discende sul prescelto della monarchia, anzi dell’imperium elettivo vaticano non poteva certo ritrarsi così, imprevedibilmente e per scelta personale dell’interessato, pena la trasformazione del pontefice in un funzionario qualunque e non più emissario infallibile dello Spirito Santo. Per questo sembra che fu proprio Ratzinger, da conservatore radicale, a insistere tra gli altri perché Giovanni Paolo II rimanesse al suo posto fino all’ultimo minuto della sua vita. Si discute già di retroscena scandalistici, legati alle orribili vicende di pedofilia note al pubblico, oppure di conflitti all’interno della Curia, in particolare con la parte più progressista, che era stata così decisiva per l’elezione, nel 2005, visto l’accordo in funzione di un pontificato ecumenico e di ricostruzione che non si è visto. La linea di chiusura al mondo scelta da Ratzinger, infatti, sembra aver messo la Chiesa sempre più in un vicolo cieco, come dimostra il moltiplicarsi di leggi per i matrimoni gay nel mondo, tanto più se il pontefice non è in grado di condurla fisicamente, in prima persona. Fatto sta, e ben oltre tutte queste serissime considerazioni che faranno parlare di sé nei prossimi giorni, le dimissioni sono davvero una sconfitta epocale. E rappresentano la vittoria della secolarizzazione, visto l’allungarsi della vita e la difficoltà strutturale a esercitare, anche per il futuro, la missione apostolica fino a fine vita. La Chiesa, cioè, si trova di nuovo là dove aveva cercato di ripartire, vale a dire alla resa dei conti con la modernità che il concilio Vaticano II  aveva cercato di risolvere. Proprio quel concilio che Ratzinger ha tentato in ogni modo di rimuovere. E la sconfitta, allora, suona doppia, pesantissima, preannunciata da una serie di puntuali passi indietro. Anche se il gesto spettacolare delle dimissioni vuole ora essere il deus ex machina da cui cominciare a risalire. Anche grazie a nomine mirate che garantiscono ormai un conclave tutto a destra.






0 Commenti



Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>