Simone Verde


30 ottobre 2012
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Le due destre del dopo Sarko

Copé e Fillon alla sfida per la presidenza dell'Ump

 
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“Copé e Fillon, pochissime differenze tra i due François della destra”, titolava qualche giorno fa le Monde. Lo si sarà visto questa notte, se è vero, nell’inedito faccia a faccia all’americana cominciato alle 20.30 sull’ammiraglia di stato, France2, che è la pregustazione del congresso che si terrà il 18 novembre e che poterà migliaia di militanti a scegliere, con il loro voto in 600 seggi predisposti in tutto il paese, chi sarà il nuovo presidente dell’Ump. Quello che è certo, è che fin ora l’immagine rissosa non ha portato grande giovamento all’opposizione, neanche di fronte ai già troppi scricchiolii del governo socialista. Per questo, la parola d’ordine imposta dal partito agli sfidanti è moderazione, per non ribadire l’immagine da guerra civile che prevale da quando è scattata la lotta alla successione di Nicolas Sarkozy. La sfida andata in onda ieri sera, in realtà, non era gradita a nessuno. Né allo stato maggiore del partito né ai due partecipanti, che hanno deciso di accettarla soltanto per paura che chi rifiutava per primo finisse per lasciar prevalere l’altro.

Tra i due, soltanto qualche mese fa, le differenze erano numerosissime, quasi una frattura. Era così già in campagna elettorale, quando l’allora primo ministro Fillon polemizzava con il presidente del partito Copé sulle aperture al Front National, accusandolo di favorire la deriva populista e mettendo in imbarazzo il presidente uscente della Repubblica. La loro sfida, perciò, è ora non solo quella di due esponenti di primo piano per il potere, ma anche un bivio culturale cui si trova ora confrontato il loro campo. Continuare nel radicalismo e nell’apertura agli elettori del Front National, come aveva voluto Sarkozy, oppure ricostruire con pazienza un profilo di destra moderata più vicina al gollismo, ricucendo la rupture sarkozista. La prima opzione è quella rappresentata da Fillon che venne scelto primo ministro da Sarkozy proprio perché la sua area politica venisse logorata nell’azione di governo e dalle continue incursioni dell’iperpresidente. Sarebbe, poi, avvenuto il contrario e, cioè, che l’immagine di un capo del governo continuamente umiliato e quasi privato dalle sue prerogative ne aumentasse la popolarità, tanto più quella di Sarkozy calava a picco.

Fu in questo contesto perciò che, una volta perse le presidenziali, alle politiche si aprì la faida con Copé, dove Fillon, – che dietro di sé aveva uomini del vecchio establishment come Juppé -, tentò di riportare la destra di governo alle sue radici, al suo dialogo preferenziale con il centro moderato, chiudendo una volta per tutte con l’idea che per vincere fosse necessario parlare soprattutto all’estrema destra di Le Pen. Quanto allora presidente dell’Ump, François Copé che ora spera di vedersi riconfermato al suo posto, si rivendicava fedele continuatore della linea di Sarkozy, interpretando, con linguaggio vicino a quello del Front National, i malesseri e le insicurezze della Francia profonda. Le divisioni tra i due, oggi che prevalgono i saggi richiami all’unità, si leggono poco nelle dichiarazioni ma molto in filigrana, nel programma politico. Innanzitutto su due temi di bandiera su cui andranno valutate le loro diverse visioni della Francia nel faccia a faccia di ieri. La scuola, in cui il più tradizionale e gollista Fillon chiede di ristabilire la centralità del pubblico attraverso riforme e investimenti, e l’economia, dove Copé continua a rivendicare quella rivoluzione liberista con cui il primo Sarkozy fece sognare in tanti una Francia più simile, per dinamismo e concentrazione della ricchezza, agli Stati Uniti.






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