Simone Verde


21 settembre 2012
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Eutanasia, Hollande dice sì

Dal programma elettorale a quello di governo

 
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Era una delle sessanta promesse della campagna elettorale: approvare anche in Francia una legge sul “fine vita”, garantire a certe condizioni forme di eutanasia attiva. Il 17 luglio scorso François Hollande, non dimenticando l’impegno, ha commissionato al medico e professore Didier Sicard una missione di approfondimento sulla questione. Il presidente, è vero, lo ha fatto con toni estremamente più pacati che in campagna elettorale, a tal punto che il termine più discusso, quello di “eutanasia” non è stato pronunciato: «Nei casi eccezionali in cui l’astensione terapeutica non basta a sollevare pazienti che soffrono in maniera irreversibile si può andare oltre e, alla fine di una decisione ponderata e condivisa, dare corso a un atto medico?

Per rispondere a questa domanda – ha affermato – bisogna aprire un dibattito». Un tono laico e poco assertivo. Presidenziale. Che non nega, però, la determinazione ad arrivare a una legge. Sicard, infatti, è da sempre noto per posizioni liberali sull’argomento. Presidente del Comitato consultivo nazionale d’etica per nove anni, dal 1999 al 2008, nel 2000 il professore ha reso pubblico un parere dell’organismo da lui presieduto in cui per la prima volta si apriva una breccia nel principio del “rispetto assoluto della vita”, ribadito con continuità da tutte le istituzioni francesi precedentemente chiamate a esprimersi.

Una presa di posizione che all’epoca provocò roventi polemiche, ma che oggi incontrerebbe un’accoglienza più pacata in un’opinione pubblica largamente propensa all’adozione di una legge sull’eutanasia (92 per cento dei francesi per un sondaggio dell’agosto 2011 sarebbe a favore) ma che non per questo implica meno tatto e meno attenzione data la delicatezza del tema. È per questa ragione che Sicard, nella lunga intervista rilasciata una decina di giorni fa al quotidiano Le Monde ha spiegato che sua intenzione non è aprire una discussione pubblica di tipo medico-scientifico sui limiti o sulle nuove frontiere della bioetica, quanto di dare vita a un «ampio dibattito di società su questo delicatissimo argomento. Sarebbe inutile – ha affermato – redigere per l’ennesima volta la lista delle varie posizioni esistenti. Quello che serve è far parlare i cittadini, le famiglie interessate, le persone malate, gli anziani e andare in provincia per raccontare i loro casi. La commissione andrà anche in Olanda e in Svizzera». L’appello alla società civile sembra uno stratagemma abile per evitare che la questione venga strumentalizzata e che la stragrande maggioranza favorevole dell’opinione pubblica venga oscurata dalla rituale contrapposizione bipolarista.

Il mondo politico per il momento appare diviso verticalmente tra destra e sinistra, tra contrari e favorevoli ma, visti i sondaggi, con posizioni estremamente pacate. Gli esponenti dell’Ump Bernard Debré, Philippe Juvin e Jean Leonetti, autore quest’ultimo dell’attuale normativa che consente già forme di morte assistita attraverso la sospensione delle cure e la terapia del dolore, hanno accolto favorevolmente l’idea del presidente ma nulla garantisce che la discussione non assuma in seguito toni polemici. Nel caso in cui si dovesse arrivare a una legge, dopo il rapporto che verrà reso noto a dicembre, e nel caso in cui la discussione pubblica dovesse rivelarsi utile, a quel punto si potrà parlare di un metodo Hollande.






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