Simone Verde


18 luglio 2012
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Moralizzare la politica

la commissione di Jospin, liquidatore del sarkozismo

 
France's President Hollande attends a meeting with former French Prime Minister Jospin at the Elysee Palace in Paris

Gli occhi sono puntati, ovviamente, sul ritorno di Lionel Jospin. Il quale ha di fatto mantenuto fin qui la promessa di un ritiro dalla vita pubblica dopo la terribile sconfitta alle elezioni del 2001, quelle che portarono Jean-Marie Le Pen al secondo turno contro Jacques Chirac. Hollande chiama l’ex premier per rivedere i poteri presidenziali. Fatto sta, però, che nessuno meglio del protestante Lionel, che ama autodefinirsi «l’austero che se la diverte», poteva presiedere la Commissione per il rinnovamento della deontologia della vita pubblica. Un organismo composto da tredici membri, quasi tutti giuristi, in larghissima parte docenti universitari di diritto, tranne Roselyne Bachelot, deputata dell’Ump, più volte ministro nei governi della destra, scelta per riequilibrare la presidenza socialista (tra le polemiche e le sconfessioni del suo partito). Lo scopo, ancora, è chiudere la parentesi del sarkozismo. Questa volta prendendo atto del mutamento avvenuto nella società e procedendo a una riorganizzazione dei poteri che tenga conto della nuova identità antropologica della politica e della società francese.
In primo luogo Jospin dovrà occuparsi del rapporto con i media e dei sempre più informali meccanismi di finanziamento dei partiti. Obiettivo, cioè, è salvare il presidenzialismo, che si è dimostrato efficiente nel garantire il ricambio politico e nel conservare prerogative sempre più fragili in epoca di globalizzazione. Conservarlo, però, e quindi sollevarlo da possibili relazioni corruttive con il mondo dell’economia e dalla finanza, incoraggiati dai costi della deriva mediatica e dalla tentazione populista. In qualche modo, cioè, dall’indebolimento della politica, a fronte dello strapotere del mondo degli affari. È così che il rapporto che verrà consegnato in novembre dovrà comprendere norme e nuove regole che impediscano, per esempio, il verificarsi di nuovi scandali come quello legato all’ereditiera Liliane Bettencourt.
Ancora al centro delle inchieste giudiziarie, sempre più agguerrite con la fine dell’immunità presidenziale di Sarkozy, il caso dell’anziana proprietaria dell’industria L’Oréal aveva svelato in piena campagna elettorale tutto un traffico di mazzette distillate a latere di sontuose cene, onorificenze elargite come ringraziamento per i finanziamenti ricevuti, scambio di nomine, di favori e così via, costati allo stato pesanti detrazioni fiscali e la chiusura di più di un occhio da parte della guardia di finanza. Compito di Jospin, allora, sarà innanzitutto quello di porre un termine a tutto ciò, stabilendo regole certe per il finanziamento delle campagne dei candidati presidenti. Poi, sempre in relazione ai possibili scandali durante l’esercizio, prevedere probabilmente un alleggerimento dell’immunità, come lascia intendere il testo del governo che istituisce l’organismo: «Questa commissione avrà la missione di definire le condizioni di un miglior svolgimento delle presidenziali e si interrogherà sullo statuto giurisdizionale del presidente eletto ».
Secondo tema – complementare al nuovo statuto dell’Eliseo – è quello che riguarda i parlamentari e i componenti del governo. Riabilitare la politica, infatti, in Francia significa innanzitutto impedire o quantomeno limitare fortemente il cumulo dei mandati. Difficile pensare che una stessa persona possa essere efficientemente ministro, parlamentare e sindaco di una cittadina allo stesso tempo. Ma spesso avviene così. In continuità con una vecchia tradizione quasi monarchica in cui gli eletti mantengono stretto il rapporto con il proprio feudo, pur non potendosene occupare veramente.
Stop a questa deriva ormai impensabile in un tempo di riscoperta della dignità del “locale” e nuova legge elettorale. Già nel programma elettorale Hollande aveva previsto la reintroduzione di una quota proporzionale per garantire maggiore rappresentatività e anche di questo aspetto, decisivo per la riabilitazione della politica, dovrà occuparsi la Commissione Jospin.






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