Simone Verde


6 giugno 2012
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La sinistra “conservatrice” di Hollande

Strategie di seduzione e rassicurazione per il voto di domenica

 
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La ricetta Hollande sembra convincere. La sinistra antirivoluzionaria, campionessa della moderazione e della conservazione, sembra rassicurare gli elettori e prometterebbe i suoi frutti. Almeno stando ai sondaggi per il primo turno delle elezioni politiche di domenica prossima. Nella rilevazione resa nota ieri, il livello di popolarità del presidente Hollande supera persino il Nicolas Sarkozy in apoteosi dei primi giorni dall’insediamento, all’epoca con il 57 per cento, inizio di una vertiginosa discesa che nel giro di un paio di mesi lo portò attorno al 70. Oggi, il nuovo inquilino dell’Eliseo raggiunge un eccellente 62 per cento.
Analoga cosa – anche se con percentuali più contenute, come da tradizione – accade per il governo. Il primo ministro, infatti, si attesta a quota 57 per cento e ben il 59 per cento degli elettori spera che il parlamento vada alla sinistra. Gradito, evidentemente, è l’attivismo europeo di Hollande, l’esercizio di volontà e, soprattutto, il ritorno a un più classico protagonismo in politica estera tanto caro all’elettorato francese. Temuta, in una situazione critica come l’attuale, la paralisi della coabitazione.
Per il 47 per cento degli intervistati, infatti, si tratterebbe di una buona cosa, mentre il 51 la paventa. Interessante, comunque, notare l’inversione di ruoli tra destra e sinistra. Quest’ultima conservatrice e rassicurante, che promette il ritorno dell’industria e di un welfare capace di non scompaginare il tessuto sociale; la prima sanzionata per un’attitudine tanto visionaria quanto inconcludente, che cavalca le speranze giocando sulle paure, e fa ancora temere il salto nel buio.
Tutto il contrario di quanto avvenne nel 1981: la vittoria di Mitterrand fu quella dell’immaginazione al potere contro la gradualità delle riforme sociali del centrista Valéry Giscard d’Estaing, arrivato all’Eliseo con l’intenzione di «decrisper la societé», di rasserenarla, cioè. Certo, all’epoca pesarono gli scandali, ma i ruoli di droite e gauche erano comunque l’opposto di quanto non siano oggi. Basti una rapida lista delle novità introdotte negli ultimi giorni con il passaggio delle consegne: bando ai sondaggi commissionati dall’Eliseo, venduto alla stampa come segno di un rapporto più sobrio e distaccato con il consenso; taglio delle spese di amministrazione e dei ministri; primo messaggio alla nazione fatto dallo studio del telegiornale della tv di stato e non dai saloni dell’Eliseo; sobrietà nelle conferenze stampa e persino nel ritratto ufficiale.
Qualcuno, e in particolare il quotidiano Le Monde, nei giorni scorsi aveva fatto notare alcune ambiguità dell’esordio, nello specifico l’intenzione di Hollande di prendere parte attivamente ai negoziati con le forze sociali, con questo denunciando un’invasione di campo in continuità con Nicolas Sarkozy. Ma basti un dettaglio: il nuovo presidente ha detto chiaramente stop alle riunioni mattutine con alcuni ministri all’Eliseo in assenza del capo del governo, così prediletti dal suo predecessore.
D’ora in poi, esecutivo e presidenza avranno ruoli più chiari e distinti, ma anche maggiormente fluidi, come prevede la riunione congiunta di gabinetto fissata a ogni mercoledì. Quella di Le Monde, cioè, sembra ed è sembrata più un’iniziativa di pungolo per affermare l’autonomia del quotidiano, ferocemente schierato contro Nicolas Sarkozy, anche dal nuovo potere politico, più che come un vero e proprio (e fondato) timore.
È questa strategia di trasformazione della gauche in forza conservatrice e rassicurante – di fronte a una destra che ha mutuato a sé parole chiave della sinistra come “rivoluzione”, “rottura”, “cambiamento” – a spiegare i dati positivi che vengono anche dai sondaggi per il rinnovo dell’Assemblea nazionale? Possibile.
I dati, comunque, parlano chiaro. A cinque giorni dall’apertura delle urne, la sinistra viene ancora data per vincente. Non al primo turno, dove si pagherebbe la divisione con il Front de Gauche di Jean-Luc Mélenchon che correrà ovunque con i propri candidati. In questa prima fase, infatti, la destra parlamentare (Ump, Nouveau Centre, Prv e Dvd) arriverebbe al 34 per cento contro il 32,5 di Parti socialiste, Verdi e alleati diversi, secondo un sondaggio della Ipsos.
Ma si attesterebbe al 45,5 per cento al secondo turno, una volta messi insieme tutti i voti della sinistra, Front de Gauche compreso. Risultato che in termini di seggi basterebbe a garantire la maggioranza parlamentare. Sulle 577 circoscrizioni in cui è suddiviso il paese, tra le 303 e le 357 dovrebbero andare alla sinistra, mentre la destra si fermerebbe a una cifra compresa tra 220 e 274. Quanto a Ump e Ps, finirebbero più o meno in parità, con percentuali attorno al 30 per cento.
Nessuna ambiguità, dunque, sembrerebbe presentarsi all’orizzonte per Hollande, tanto più che la “forza tranquilla” della nuova sinistra del presidente troverebbe dall’altra parte la negazione di se stessa e del proprio disegno politico rassicurante: una destra divisa, tutta concentrata nella resa dei conti e nella guerra per l’eredità di Sarkozy e un’estrema destra conflittuale e aggressiva – il Front National è dato sempre al 14 per cento –, dotata come non succedeva da tempo immemorabile di una piccola quanto rumorosa tribuna in parlamento.






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