Simone Verde


16 maggio 2012
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La polpetta avvelenata di François

Hollande e la Spd insidiano Angela Merkel

 
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Da un giorno all’altro, sono tempi duri per Angela Merkel. Che la spinta di François Hollande a favore delle politiche pro-crescita e per la creazione di una Banca europea per gli investimenti e le infrastrutture avesse un futuro, in pochi sarebbero stati pronti a giurarlo. Neanche la foto di Parigi, quella che ritraeva l’allora candidato socialista con Sigmar Gabriel, il segretario della Spd, con Pier Luigi Bersani e con altri leader della sinistra europea sembrava poter convincere. In molti, infatti, sospettavano che i socialdemocratici tedeschi avrebbero finito per fare l’interesse del sistema economico del loro paese, continuando a sposare il metodo di una crescita costante, sostenuta da conti pubblici a posto, anche a detrimento dell’aumento dei salari. E invece no. Dopo la sconfitta alle regionali dell’ultimo fine settimana – quelle che hanno visto trionfare la governatrice Hannelore Kraft nel Land più popoloso della repubblica federale, il Nordreno-Vestfalia – la Cancelliera si è dovuta misurare ieri, e a poche ore dalla visita ufficiale di Hollande, con le dichiarazioni ostili della Spd, galvanizzata da sondaggi che la danno in costante crescita (ora al 29 per cento).
I tre potenziali candidati alla cancelleria tedesca, infatti, nella mattinata hanno tenuto una conferenza stampa dai toni inequivocabili. «Sarà difficile se non impossibile per Angela Merkel – ha dichiarato Franz Walter Steinmeier, presidente del gruppo Spd al Bundestag – far votare al parlamento, prima dell’estate, il fiscal compact firmato a Bruxelles».
Chiaro riferimento all’intenzione di non procedere alla ratifica senza un serrato dibattito parlamentare, visto che per essere votata, la misura europea ha bisogno della maggioranza dei due terzi, quindi anche dell’appoggio dei socialdemocratici. «Non si potrà votarlo – ha continuato l’ex vice cancelliere della Große koalition della scorsa legislatura – senza che sia stato completato prima con un patto sulla crescita in Europa».
Un chiaro appoggio alle posizioni di François Hollande con il quale i leader della Spd hanno fatto capire di aver concordato la linea di opposizione al fiscal compact tale e quale, senza una politica chiara di investimenti per il futuro.
A farsi sfuggire la sua opposizione alla politica della cancelliera, però è stato, sempre ieri, anche il numero due del gruppo parlamentare della Cdu, Peter Altmaier, che si è lasciato scappare: «Possiamo parlare di molte cose con l’obiettivo di stimolare la crescita, purché le politiche di risanamento dei conti pubblici vengano portate avanti». Segno che ormai l’inflessibilità del governo è incrinata e che l’obiettivo è quello di limitare le concessioni alle richieste del nuovo presidente francese. Il quale – c’era da aspettarselo, avendo previsto l’incontro con Angela Merkel il giorno stesso del suo insediamento e in piena campagna elettorale per le legislative – aveva concordato l’appoggio della Spd già da tempo. E i socialdemocratici hanno il loro tornaconto.
Sullo sfondo, infatti, oltre alle tensioni europee, ci sono anche quelle tra le parti sociali tedesche alla vigilia di un’ondata di rinnovi contrattuali in un paese che ha innalzato la sua competitività attraverso una politica di contenimento dei salari. Che secondo i sindacati tedeschi avrebbe portato, negli ultimi anni, a una perdita del 6,5 per cento del potere d’acquisto.






Un Commento


  1. Marta D'Agostino Tortorella

    grazie per averci chiarito le idee



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