Simone Verde


16 maggio 2012
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«No Eurobond, lavoro più flessibile»

Faccia a facciaFrancia/Germania n° 1. Intervista a Michael Meister, capogruppo Cdu al Bundestag

 
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Oltre il fiscal compact c’è bisogno di maggiore coordinamento fiscale Ue?

Sì, è vero. Abbiamo bisogno di più coordinamento nelle politiche fiscali. Ma solo nella direzione di Maastricht, non oltre.

Un’armonizzazione fiscale può permettere l’emissione di titoli di debito europeo?

Le due cose non hanno nulla a che vedere. No, no, no. Penso che abbiamo quattro problemi nell’Ue. Primo: dobbiamo regolare meglio il mercato finanziario. Secondo: dobbiamo ridurre il debito nei vari stati membri. Terzo: abbiamo bisogno di una migliore integrazione delle politiche fiscali. Quarto: le differenti economie devono diventare più competitive, e dobbiamo ridurre gli squilibri tra paese e paese. Ma non abbiamo bisogno di eurobond o cose del genere.

Ma per diventare più competitivi servono investimenti e i governi mancano delle risorse necessarie…

L’obiettivo della competitività va conseguito con riforme strutturali del mercato del lavoro e del sistema sociale, che devono diventare più competitivi. Questo attrarrà gli investimenti.

Cosa pensa del fatto che la Bce finanzi il sistema bancario privato mentre ha il divieto di finanziare gli stati membri? In Francia si discute di abolire questo divieto.

Fanno bene a discuterne in Francia ma in Germania un dibattito del genere non ci sarà mai. Non c’è nessuna, nessuna possibilità di cambiare la mission della Bce. Rimarrà indipendente edesattamente com’è.

E del fatto che le banche, rifinanziate a tassi agevolati dalla Bce, siano restie a concedere prestiti? Alcuni parlano di una nuova Banca europea per gli investimenti.

Ripeto, credo che ogni paese debba fare riforme strutturali. In Francia devono fare una riforma radicale del mercato del lavoro, per esempio, se vogliono di imprese degne di prestiti. Il problema non sono le banche, il problema sono le riforme mai fatte nei singoli paesi. Ce la possono e ce la devono fare da soli, senza piani per gli investimenti che dopano l’economia. Non hanno bisogno di nessun altro, sono responsabili dei loro problemi e dovrebbero fare il loro lavoro.

I governi nazionali, però, non hanno più nessuna titolarità per le politiche monetarie.

Non bisogna cadere nella trappola inflazionistica, ma si deve mantenere il corso della moneta stabile e non stampare oltre misura. Il problema è che questi paesi devono ricercare una crescita di lungo periodo e per fare questo devono risolvere problemi strutturali e non affidarsi alla scorciatoia di maggiore liquidità. Questo approccio potrebbe creare un’impennata di corto respiro e concludersi con problemi ancora più grandi.
In Germania quindici anni fa eravamo in una situazione simile e cosa abbiamo fatto? Quindici anni di riforme strutturali nell’economia, nel mercato del lavoro, nel sistema pensionistico, nel sistema formativo, una riforma fiscale e così via. Abbiamo consolidato i conti pubblici e ora siamo molto competitivi dentro e fuori l’Ue. Analogamente si deve fare negli altri paesi. Non si possono risolvere i problemi, chiedendo soldi agli altri per far crescere l’economia con risorse esterne. Nei primi anni Duemila, l’Italia correva più della Germania. Poi, abbiamo fatto riforme che ora tocca a voi fare. Non va sottovalutata la forza del vostro paese.

Alcuni sostengono che la Germania ha finanziato la propria crescita con uno squilibrio tra la crescita dei salari e quella della produttività. E chiedono di ristabilire un equilibrio, anche per stimolare l’economia europea.

È un’analisi completamente sbagliata. Si deve guardare alla competitività dei paesi al di fuori dell’Ue, come Cina, India, Sudamerica o Stati Uniti. La Germania ha una competitività non lontana dalla loro, ma non è così per gli altri membri Ue che devono raggiungere i nostri standard e insidiarci sui mercati. Qualsiasi altra soluzione sarebbe sbagliata.

Hollande sarà in grado di imporre i cambiamenti promessi?

L’indipendenza della Bce e la sua attenzione prioritaria alla stabilità, più disciplina nei conti pubblici nazionali, maggiore disciplina in generale come presupposto della competitività sono punti su cui non c’è possibilità di compromesso. Al di fuori di questo sì. Avremo discussioni proficue con i vari leader, anche con Hollande, ma non c’è possibilità di cambiare le direttrici di base.






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