Simone Verde


4 maggio 2012
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Liti di Primo maggio

La querelle sulla festa dei lavoratori

 
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Se c’era qualche scontento della fine delle storiche contrapposizioni destra-sinistra, delle ambiguità sui temi del lavoro dovute alla post-industrializzazione, sarà ora accontentato. Il primo maggio 2012 infatti, – a pochi giorni dal secondo turno delle presidenziali francesi, quello che deciderà chi sarà il nuovo capo dello stato, – è diventato terreno di scontro secondo la più tradizionale delle contrapposizioni politiche.
«Basta con i monologhi presidenziali, se verrò eletto sarà l’inizio della stagione del dialogo e delle concertazioni», è la frase più significativa contenuta nella lettera che François Hollande ha indirizzato ieri ai sindacati francesi. Di tutt’altro tono, invece, il messaggio di Nicolas Sarkozy, che ha accusato le organizzazioni dei lavoratori di «paralizzare il paese e di aver promosso i valori dell’assistenzialismo ai danni di quelli del lavoro».
Una frase irrituale che ha sollevato le consuete polemiche e ha incassato, assieme a quella del candidato socialista, una ferma critica del primo ministro, François Fillon, che ha chiamato «al rispetto dei sindacati». Il problema, però, con buona pace di Fillon e di Hollande, è che la strategia di radicalizzazione a destra ricercata da Sarkozy sembrerebbe pagare. Nel giro di una settimana, infatti, e dopo l’inizio dell’offensiva, lo svantaggio nei sondaggi sembra essersi ridotto di due punti e l’ex presidente sarebbe risalito al 47 per cento, contro il 53 dello sfidante, più due punti in pochi giorni.
Decisamente diverso sarà anche il modo in cui i due candidati celebreranno la giornata di oggi. Hollande, che ha optato per una strategia sotto tono per non scontentare nessuno dei sindacati e per evitare strumentalizzazioni politiche da parte di una destra determinata a fare di tutto pur di recuperare il voto dei moderati, andrà in pellegrinaggio sulla tomba dell’ex primo ministro di François Mitterrand, il comunista Pierre Bérégovoy, finito suicida nel 1993. Voci messe in giro dall’Ump e smentite dal Ps, invece, lo avrebbero voluto in piazza con la Cgt (la Cgil francese) dietro il drappello delle bandiere rosse sindacali.
Quanto a Sarkozy, invece, con un atto di innovazione polemica sarà sul palco del grande comizio da lui indetto sulla spianata del Trocadéro, a Parigi. Lo aveva già annunciato a metà aprile: «Il primo maggio organizzeremo una festa per quelli che lavorano duro, per quelli che sono esposti, che soffrono e che non sopportano più che chi non lavora guadagni più di chi lavora ». Una festa del «lavoro vero» che nel frattempo è stata stemperata nella «vera festa del lavoro». L’obiettivo ideologico non è un mistero, e sta, in epoca di delocalizzazioni e di post-industrializzazione, nell’indicare la causa di un declino forse difficile da ammettere nei disoccupati assistiti dallo stato e non nella disoccupazione come fenomeno macroeconomico che la politica fa fatica a governare.
Il vero elemento politico di questo primo maggio e di un secondo turno su cui aleggia la figura di Marine Le Pen, è il defilé del Front National previsto per oggi ai piedi della statua di Giovanna D’Arco. La manifestazione si carica questa volta di un significato inconsueto. La Le Pen, infatti, ne approfitterà per lanciare la sua opa sulla destra, per rivaleggiare con la manifestazione di Nicolas Sarkozy e per aprire, di fatto, la campagna elettorale per le legislative indette tra poco più di un mese. Che il primo maggio 2012 non servirà a Marine per parlare di lavoro in senso stretto o per appoggiare la candidatura di Nicolas Sarkozy, infatti, lo si è capito una volta di più ieri quando, in un’intervista al quotidiano del Sud Midi Libre, ha dichiarato: «Lasciando intendere che nel caso di faccia a faccia tra Ps e Fn al secondo turno delle legislative l’Ump opterebbe per l’astensione favorendo i candidati socialisti, non ha rispettato i miei elettori. Peccato, ha rinunciato ai voti necessari per vincere».
Tornando a Hollande, infine, e a chiarimento delle ragioni che hanno portato Sarkozy a indire il grande meeting di oggi, parlano i sondaggi. I quali, in riferimento al primo turno, accreditano il candidato socialista in testa per livello di gradimento presso gli iscritti di qualsiasi sindacato: 43 per cento contro il 14 del presidente uscente in media. 56 per cento tra gli iscritti della Cfdt, analoga alla Cisl italiana, 49 per cento nella Fsu e 44 per cento per la Cgt. Dato significativo, il 25 per cento di Force Ouvrière, la formazione più a sinistra, ha votato per Marine Le Pen. Un elettorato, perciò, quello dei lavoratori sindacalizzati, su cui Sarkozy ha interesse a fare opera di convincimento.






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