Simone Verde


1 maggio 2012
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La ricerca dell’Eden

Un viaggio intellettuale attraverso le mappe del paradiso

 
mappe

In una piccola carta del mondo grande come un foglio A4 custodita alla biblioteca nazionale di Torino, in alto, tra Asia, Arabia e India, ai confini con la Persia, c’è il paradiso terrestre, immerso in un oceano circolare pieno di pesci che circonda le terre emerse. È una mappa geografica redatta in Catalogna nel XII secolo dal monaco spagnolo Beato di Liébana, riportata e analizzata con cura da Alessandro Scafi nel suo Paradiso in terra, apparso qualche tempo fa per la Bruno Mondadori. A distanza di quattro anni, Scafi torna sul tema con un libretto pubblicato questa volta da Sellerio: Alla scoperta del paradiso. Un atlante del cielo sulla terra, trascrizione di una fortunata trasmissione della Radio Tre.
Duecentocinquanta pagine di resoconti e descrizioni di un Eden fantastico universalmente ricercato da tutti i popoli, a qualsiasi latitudine e in qualsiasi momento della storia. È il caso, per esempio, della paradisiaca isola di Zipango, centinaia di chilometri in mezzo al mare, dove l’oro, metallo immutabile che ricorda la luce vitale del sole, è proprio per tutti, e su cui il Gran Kahn, imperatore del Catai visitato da Marco Polo, voleva mettere le mani a ogni costo. In Egitto, invece, il paradiso era, non sorprende, alle sorgenti del Nilo, oltre la barriera iniziatica del deserto.
Sempre con la speranza di trovare un approdo definitivo alle tribolazioni dell’esistenza terrena, Cristoforo Colombo pensò di avvistare la terra dei beati quando, da lontano, vide le prime palme di Santo Domingo. Ancora d’oro, come dice il nome, è la città divina di El Dorado, precolombiana e nascosta nelle viscere della terra, ricercata con avidità da eserciti di avventurieri spagnoli. Il tema, quindi, è serissimo, visto che la sua ricorrenza avviene con la sistematicità di una funzione antropologica. Anche nella modernità, che il paradiso lo sogna nelle isole dei villaggi vacanze e nelle sale operatorie dei chirurghi plastici.
Capaci, sperano in molti un giorno, di rendere per sempre il nostro passaggio su terra.
Sarà la fuga di fronte a una realtà che rende difficile la realizzazione delle aspirazioni, ma l’attenzione alla potenza dell’immaginario e ai suoi luoghi mitici, va crescendo negli ultimi anni. Lo dimostrano fenomeni letterari destinati a grandi e piccoli, come Harry Potter, o iniziative decisamente più per adulti come il Dizionario dei luoghi fantastici curato da Alberto Manguel e Guianni Guadalupi, 850 pagine di voci irreali, dall’Isola di capitan Sparrow, in splendido isolamento in pieno oceano Pacifico, alla repubblica fantastica Icaria, a largo delle coste mediterranee della Francia.
La ratio di questi luoghi, è sempre la stessa, l’insufficienza avvertita nei confronti del reale, il bisogno antropologico di un altrove, possibilmente privo di morte, di fatica e malattia. Un vero e proprio filone, perciò, nobilitato più di tutti dallo scrittore argentino Jorge Luis Borges che volle vedere addirittura nella storia della filosofia una grande sequenza narrativa e favolistica.
L’epopea immaginaria di un pensiero alla ricerca di un orizzonte in cui dare completezza alle sue illazioni e proiezioni sulla realtà. Un ricchissimo capitolo a parte, poi, andrebbe dedicato al catalogo, all’inventario di oggetti e relitti che dovrebbero servire a dimostrare l’esistenza di questi altrove. Zanne di narvalo che si pensava fossero estremità di unicorno, zanne di elefante credute denti di gigante e resti di animali allora sconosciuti che sembravano provare l’esistenza di esseri appartenenti a un mondo sovrumano.
Tutti pezzi richiestissimi, confluiti nelle kunstkammer rinascimentali, le collezioni di curiosità soprannaturali diffusissime fino al XVIII secolo e capostipite dei musei moderni. Prove frammentarie di quel cielo sulla terra che costituisce l’oggetto della Scoperta del paradiso di Alessandro Scafi, piacevole viaggio fantastico nel bisogno umano di altrove, e a riprova di quanto insoddisfacente sia, per la psicologia individuale e collettiva, la condizione mortale.






Un Commento


  1. Marta D'Agostino Tortorella

    Interessante excursus! Fai venire voglia di leggere il libro e questa è la “mission” di ogni buona recensione



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