Simone Verde


26 aprile 2012
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Il lavoro sporco di Ségolène

Inseguire Le Pen e guadagnarsi la presidenza dell'Assemblée Nationale

 
Segolene-Royal-Francois-Hollande-Rennes

«Di una cosa sono convinta: i voti del Front National non appartengono a Marine Le Pen». Così, ieri, Ségolène Royal che si è data come obiettivo proprio quello di contribuire alla riconquista dei voti dell’estrema destra. Con una serie martellante di interviste e dichiarazioni che fanno già discutere. Sull’analisi di «un elettorato scosso dai problemi sociali», ovviamente, niente da dire. Sul fatto che «il voto degli immigrati alle elezioni municipali non abbia costituito mai una priorità per il Partito socialista», invece, in tanti hanno cominciato a storcere il naso. Rimane che Ségolène ne è convinta: poteva essere lei la presidente della repubblica, se soltanto avesse aspettato un giro.
Arrivata in testa alle primarie del 2006, infatti, aveva fatto il pieno tra i simpatizzanti della gauche, passando addirittura avanti, di un buon 40 per cento, all’allora fenomeno Dominique Strauss-Kahn, poi caduto in disgrazia. E invece no. Sbagliata la tempistica, oggi assiste con un po’ di amarezza all’ascesa dell’ex compagno di studi, compagno di partito ed ex compagno di vita François Hollande. Senza restare a guardare, però.
Obiettivo di queste esternazioni, infatti, è uscire dall’isolamento della presidenza del Poitou-Charentes, la bella regione periferica da lei diretta in cui è piombata dopo aver perso – tra le contestazioni – la sfida per la segreteria del Ps, finita per un pugno di voti a Martine Aubry. Una sconfitta che l’ha vista per un bel po’ nel ruolo dell’appestata del partito. Quanto alla scelta di parlare agli elettori del Front National, potrebbe essere un modo di rivendicare il proprio compito di “liberal” tra i socialisti. Oppure, sostengono le male lingue, di esporsi nel versante più strategico della campagna elettorale e poi rivendicare a sé un (indimostrabile) apporto decisivo alla vittoria. Scopo finale: ottenere la presidenza dell’Assemblée nationale. Lo ha ribadito, sempre ieri, lei stessa: «Lo dirò al momento opportuno, ma non ho mai nascosto che si tratta di una prospettiva che mi interessa. Vedremo…Prima vinciamo e poi vedremo».
Per vincere, in effetti, François Hollande si trova a dover rispondere all’offensiva radicale lanciata dopo il risultato del primo turno da Nicolas Sarkozy. Il quale è stato protagonista di una serie crescente di dichiarazioni vicinissime a quelle di Marine Le Pen. Innanzitutto sul tema dell’immigrazione e della cosiddetta “preferenza nazionale” nell’erogazione di alcuni diritti, a cominciare dal collocamento.
«Personalmente sono da sempre per una corsia speciale a favore dei cittadini dell’Unione europea. Ma perché no: non ho niente contro l’idea di favorire prima di tutto i cittadini francesi». Poi, sempre sull’immigrazione, come capro espiatorio nel declino del welfare «Mi pare evidente – ha dichiarato in un’intervista radiofonica – che se si lascia l’immigrazione fuori controllo, il primo problema è l’aggravamento del nostro deficit sociale».
Infine, la difesa dell’elettorato di estrema destra nella sua dignità: «Voi, che siete i più piccoli, i più fragili, quelli che non ascolta mai nessuno. Riprendete con me il potere». Evidente la necessità di rispondere all’offensiva. Necessità che non è certo Hollande a poter soddisfare, preso nel dialogo con elettori moderati disorientati dal nuovo radicalismo del presidente uscente. Proprio ieri, a volerli rassicurare, il candidato socialista ha dichiarato «C’è come una corsa, da domenica scorsa, a rincorrere non solo gli elettori, ma anche le tesi, le frasi del Front National. Sono rattristato da questa attitudine. Un successo su queste basi, su queste tesi, su questa confusione, che presidenza darebbe?».
A incaricarsi del lavoro sporco, allora, è Ségolène, rispolverando l’aura e l’autorevolezza di un’ex candidata alla presidenza. «Dobbiamo dimostrare che il nostro progetto sa rispondere alle preoccupazioni di coloro che subiscono il disordine. Dare la sicurezza che le persone chiedono, la protezione contro la mondializzazione selvaggia. È la nostra risposta a questa gente ed è un bene per tutto il paese». È il suo assist per François. A quanto pare, però, con un preciso prezzo politico.






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