Simone Verde


24 aprile 2012
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«Hollande non rincorra il voto populista»

Intervista a Marc Augé

 
ELECTIONS SENATORIALES

«Ingenuo pensare che Mélenchon avrebbe sottratto voti al Front National». Lo sostiene l’antropologo francese Marc Augé, etnologo del contemporaneo, fine conoscitore delle società attuali e dei loro riflessi psicologici. «Da che mondo è mondo, voto di protesta significa rifiuto di aspettare e di credere alla ragionevolezza degli argomenti e alle promesse. Ecco perché nessuno poteva ambire a conquistare solo con le parole l’interesse di un elettorato che urla da anni di non voler più sentire. Si tratta di gente che vuole fatti, quelli che non sono arrivati certo dalla politica di Nicolas Sarkozy». Quanto alla sinistra, a Hollande e al Front de gauche, Augé ne saluta l’ottimo risultato complessivo, esprimendo la preoccupazione «che si apra una fase di riforme vere e che si evitino le contrapposioni tattiche e ideologiche. A cominciare dalle legislative. Il rischio, altrimenti, è la sconfitta e la coabitazione».
Si aspettava questo successo di Marine Le Pen?

Le sembrerà facile, un giorno dopo, ma me l’aspettavo. Sappiamo tutti, infatti, che gli elettori di estrema destra esitano a dichiarare il loro voto perché si vergognano. E per questo a quel 16 per cento di cui si è a lungo parlato andava aggiunto un altro due per cento, più o meno.
Come si è visto. Non è la prima volta che si fa questo errore.

E la delusione Jean-Luc Mélenchon, nettamente al di sotto delle attese, la sorprende?

Non avrei mai pensato a un risultato del genere. Anche se è vero che l’attesa avanzata del Front National era una spia che qualcosa non andava, che l’elettorato popolare non si sarebbe spostato a sinistra.

Molti analisti avevano salutato l’avanzata del Front de gauche come risultato di una presa di coscienza dell’origine economica delle tensioni sociali. Questa analisi era sbagliata?

In molti, in effetti, hanno creduto che fosse passato il momento dei capri espiatori. Che si fosse preso atto della profondità della crisi, smettendo di andare a cercare le cause di ciò che non va nell’immigrazione o nelle tensioni tra comunità per scoprirne le vere radici, che sono sociali. Ora sappiamo che si sbagliavano di grosso. Errata, però, mi sembra anche la lettura diametralmente opposta, quella che ora si dà del fenomeno. Come se la vincitrice assoluta di questo primo turno fosse Marine Le Pen. Vorrei ricordare, invece, che ha superato di poco il risultato del padre nel 2002 (17,9 per cento, ndr) e che siamo di fronte a uno dei risultati migliori di sempre, per la gauche. Hollande ha ottenuto quasi il trenta per cento e anche Mélenchon, malgrado la delusione, è riuscito a organizzare un fronte unito a sinistra del Ps, che non era scontato riuscisse. La lettura del voto, cioè, richiede uno sguardo attento. È molto complessa.

Allo stesso tempo, però, la sinistra sembra proprio non riuscire a parlare agli elettori dell’estrema destra.

È purtroppo vero, ma non credo che il problema possa essere risolto con una tornata elettorale. Proprio ieri Ségolène Royal sosteneva la necessità di interpretare il malcontento e la sofferenza degli elettori dell’estrema destra. Ripeto, non credo sia una cosa fattibile, attualmente. Si tratta di cittadini stufi di sentire promesse e la loro radicalità politica sta proprio nel fatto di rifiutare l’invito alla ragionevolezza e alla pazienza, perché gli sembra ormai una truffa. Possono essere convinti, perciò, soltanto con i fatti, con le riforme, con il cambiamento concreto dovuto alla buona politica. È la missione di Hollande, ma comincerà soltanto una volta eletto.

Ma ora che c’è solo la parola, che linguaggio bisogna usare?

A parole non resta che una cosa: parlare il linguaggio della verità. Che altro vuole fare con gente che non ne può più di sentire promesse senza che vengano mai mantenute? Direi che Sarkozy in tutto questo ha una grande responsabilità. Da un lato ha banalizzato le proposte del Front National, facendole proprie. Dall’altro, ha creato enormi aspettative attorno a esse, presentandosi come il presidente della rupture, dell’azione contro l’immobilismo. È questo mix tra banalità del male e disattendimento delle aspettative che ha finito per radicare il Front National nell’attuale panorama politico francese.

La radicalità imposta da Mélenchon, senza aver conseguito risultati elettorali, non ha costretto Hollande a spostarsi inutilmente a sinistra, rendendo più difficile il dialogo con i moderati, necessari per il successo al secondo turno?

Una cosa è sicuramente vera. L’accusa che il leader del Front de gauche ha rivolto a Hollande – di non averlo difeso da chi lo accusava di essere comunista – Hollande potrebbe rivolgerla a Mélenchon. Che ha fatto una campagna in gran parte contro il Partito socialista, denunciando la moderazione con cui venivano affrontati alcuni temi economici ed europei. Problemi complessi. Bisogna ammettere, però, che il Front de gauche si è espresso anche con i toni più concilianti e tradizionali degli ex comunisti. I quali hanno dimostrato rispetto e sostegno a François Hollande.

La somma delle formazioni di destra e quelle di sinistra è in realtà sostanzialmente pari. Crede che Hollande verrà eletto con facilità come continuano a promettere i sondaggi?

A mio avviso verrà eletto anche con maggior margine di quanto non ci si attenda. La ragione è che non tutto l’elettorato del Front National voterà per Sarkozy. Anzi, posso dire che Marine Le Pen ha tutto l’interesse nel vedere la destra perdere, in maniera da ricomporre attorno a sé pezzi dell’Ump e della destra di governo lacerata dalla sconfitta. È il suo programma e per questo non smetterà di attaccare il presidente uscente. La Le Pen, poi, prevede di raccogliere qualche deputato transfugo che teme di non essere rieletto, per poter finalmente vedere una sua truppa in parlamento. n Francia, infatti, c’è l’uninominale e questo fa a volte di singoli parlamentari veri e propri serbatoi elettorali.

Con questi risultati e con un Front de gauche che predica l’alternativa, anche al Ps, non teme che alle politiche del 10 e del 17 giugno si vada diritti verso una coabitazione?

È possibile e sarebbe una catastrofe. Sappiamo che in questo caso Hollande, non avendo la forza necessaria per poter imporre la ridiscussione dei trattati europei, si troverebbe a non poter fare quello che ha promesso. C’è solo da sperare che funzioni l’onda lunga dell’elezione presidenziale.






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