Simone Verde


29 febbraio 2012
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L’usato sicuro di Hollande

Libro conservatore, candidato progressista

 
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L’ultimo libro di François Hollande era apparso sei mesi fa ma non se n’era accorto praticamente nessuno. Le rêve français (il sogno francese), collage di interviste e di interventi tra il 2009 e il 2011, era stato mandato in stampa di corsa ad agosto, a supporto di una discesa in campo decisa in tutta fretta e in pochi, di certo, se lo ricordano. Non meglio, c’è da dire, rischia di andare con la nuova fatica editoriale: Changer de destin, 170 pagine, una biografia, tanta retorica e poco programma, ma tanta république. Il termine, infatti, legato al linguaggio della politica di prima di Sarkozy, nelle prime righe del libro ricorre ben cinque volte. Una repubblica che si intende «restaurare», innanzitutto, fondata sul «merito e sul lavoro», «rispettosa del pianeta» così come «dei cittadini senza distinzioni», una «repubblica del XXI secolo». Quanto al titolo, anche qui, niente di nuovo, Hollande non fa che chiosare una frase famosa del bel tempo che fu: Changer la vie, slogan scelto dal Ps di François Mitterrand nel lontano 1981. Con una differenza fondamentale di prospettiva. Se prima l’obiettivo era il presente – realizzare subito l’utopia –, ora i socialisti sono costretti a collocare le proprie ambizioni molto più in là: con il destino, nel futuro.

In questa strana sfida elettorale, così, anche questo secondo libro di Hollande appare poco sorprendente, probabilmente pensato in larga parte per rivaleggiare con quello anch’esso in uscita di Nicolas Sarkozy. Un tipico prodotto di marketing con tre volte lo stesso obiettivo: rassicurare. Sul curriculum, che descrive il cursus honorum del candidato come la perfetta preparazione presidenziale. Quasi un destino: «Tutto nella mia vita – scrive Hollande – mi ha preparato a questo appuntamento: le mie battaglie e le mie responsabilità, i miei successi e le prove che ho affrontato, poiché la mia passione è una: la politica». Poi, l’atto iniziatico, nel 1965, all’epoca del conflitto tra Mitterrand e il generale de Gaulle, «la libertà contro la gloria, come disse sfrontatamente Mitterrand, citando Lamartine». Rassicurare, poi, presentandosi come il futuro presidente di tutti: «Come repubblicano sono per prima cosa patriota. Lo confesso e lo scrivo, ho guardato con rispetto, malgrado la mia diffidenza, il generale de Gaulle». Rassicurare, infine, per contrasto con la figura divisiva di Nicolas Sarkozy: «È uno di quegli uomini politici che parlano ma non ascoltano. Uomo vivo ed energico pieno di una sola convinzione: la propria».
Non è chiaro, però, cosa rimanga al di fuori delle rassicurazioni, in questo libro conservatore, dove “cambiare di destino” significa “restaurare” un panorama politico che non c’è più. Cosa realmente si possa, al di fuori delle astratte rassicurazioni a favore di una république che premia il lavoro, che sostiene il ritorno dell’industria e della produzione, come mezzo per tornare a finanziare lo stato sociale. A tal punto che Hollande non cita la libertà tra i principi repubblicani: niente liberalismo, solo uguaglianza e giustizia. In una sintesi che mira a mettere insieme le nostalgie sia della destra che della sinistra, cercando di saldare un blocco elettorale per il ristabilimento della tradizione statalista, unico vero cardine, da tutti condiviso, dell’exception française. Senza grandi illuminazioni, malgrado le grandi dichiarazioni filo europeiste nel discorso di Bourget, esplicitamente senza proposte visionarie su come ridisegnare il ruolo e l’incidenza della politica all’interno del mondo globale. Ma soprattutto, senza spiegare dove intende reperire i mezzi finanziari necessari per un simile programma, proprio ora che le riforme di Sarkozy stanno profilando l’agognata parità di bilancio grazie alla liquidazione di un terzo dei dipendenti pubblici. Era l’altro ieri la tanto contestata promessa di sessantamila nuovi insegnati da assumere, o ieri quella del braccio destro di Hollande, Pierre Moscovici: «Sì alla solidarietà, no all’austerità». Stretti dai vincoli dell’euro, resta sempre da spiegare con quali fondi.





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