Simone Verde


15 febbraio 2012
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Grandeur elettorale

Il museo della storia di Francia secondo Sarkozy

 
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Quattro musei di storia patria non bastavano proprio e, come Luigi Filippo o Napoleone III, anche Nicolas Sarkozy ora ne vuole uno suo. La proposta, annunciata nel 2009, è riapparsa in piena campagna elettorale sotto forma di una megalomane mostra al Grand Palais sui plastici militari del Musée des Plan-reliefs (fino al 17 febbraio). Megalomane poiché gli oggetti esposti, in gran parte commissionati da Luigi XIV che amava giocarci a Risiko, sono sottratti a ogni considerazione storico-critica e utilizzati per «portare il patrimonio storico nazionale a conoscenza del grande pubblico». Al punto, si legge sul catalogo, «che i modelli in scala illustrano l’evoluzione delle frontiere, e alcune città esposte oggi sono olandesi e italiane». È il caso del borgo-fortezza di Exille in Val di Susa, per esempio, in miniatura sotto l’immensa cupola del Grand Palais. Non solo storia patrimoniale, quindi, ma anche grandeur.

La mostra si vuole, cioè, un assaggio della Maison de l’histoire de France che Sarkozy vorrebbe lasciare quale grande opera della sua stagione per rafforzare il senso di appartenenza nazionale. Come fu con il rivoluzionario Museo dei monumenti francesi chiuso nel 1816, per il Museo della storia francese pensato nel 1867 da Napoleone III e ancora oggi nel Marais, o l’altro omonimo rimasto tale e quale nelle gallerie periferiche di Versailles, aperto per legittimare il casato degli Orléans. Stessa preoccupazione che nel 1879 spinse la Terza Repubblica ad allestirne un altro al Trocadéro sotto gli auspici di Viollet-le-Duc. Cinque musei, di cui quattro esistenti ancora oggi, perciò, vestigia della propaganda che fu.

Quanto alla Maison voluta da Sarkozy, l’emergenza è trovare una sede. Non tanto per far decollare il progetto, che richiederà 90 milioni di euro e dovrà sopravvivere alle elezioni, quanto per passare alla posa della prima pietra in tempo utile per la campagna elettorale. In studio di una squadra di tecnici, mobilitati in fretta e furia, è una geometria variabile di proposte nel centro di Parigi. Ovunque dovesse aprire, però, enigmatica resta la collezione. Un centro di ricerca storico-filologica o una nuova operazione propagandistica sotto forma di un grande parco a tema sullo stile della mostra al Grand Palais, con il rischio che il tutto sia più falso della storia vera visibile per strada? A quanto pare dovrebbe prevalere quest’ultima ipotesi, visto che si parla di un accorpamento con il museo del Marais, e che in nome del patrimonio nazionale, perciò, verrebbe stravolto un luogo simbolico della storia e della cultura francese. Un’identità immaginata, così, finirebbe per sostituirsi per sempre «a un luogo reale e unico al mondo», come avverte l’ex direttrice del complesso, Isabelle Neuschwander.

(apparso su Saturno del 10 febbraio 2012)

 






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