Simone Verde


2 febbraio 2012
Twitter Facebook

Se la République si sfarina

Hollande e i pericoli centripeti di una politica in cerca d'identità

 
466026-candidat-socialiste-presidentielle-francaise-2012

Mai presidenziale fu più confusa di questa. In una sola giornata, quella di ieri, il candidato “ultrarepubblicano” Jean-Pierre Chevènement, ex ministro degli interni di Jospin, si è ritirato dalla corsa, Hollande è stato oggetto di una spettacolare contestazione alla farina da parte dei militanti della fondazione dell’Abbé Pierre e Sarkozy continua a cadere in picchiata nei sondaggi. Sondaggi che fotografano una situazione schizofrenica: un’inedita redistribuzione culturale e politica cui si accompagna, però, sempre la stessa fotografia elettorale. Il candidato Ps in testa al primo turno, ora tra il 31 e il 34 per cento, e indiscutibilmente vittorioso al secondo turno, attorno al 53-54 per cento. Stabile, cioè, in mezzo al disorientamento generale. A confermare questa sensazione di smarrimento dell’opinione pubblica ci sono altri due indicatori: il primo, il livello di fiducia nell’esistenza di un rapporto virtuoso tra etica e politica che si ferma al 20 per cento circa dei francesi; il secondo, la scarsa convinzione che il Partito socialista, una volta al potere, farebbe meglio dell’Ump: lo pensa solo il 39 per cento.
Malgrado l’evidente stanchezza verso Nicolas Sarkozy, cioè, domina comunque una sfiducia globale, dove la complessità della crisi sembra sottrarre credibilità al sistema bipolarista. E dove consolidate appartenenze culturali cedono il passo a una ridistribuzione dei valori e dei riferimenti, in misura mai vista in passato. Secondo una rilevazione recente, per esempio, il 20 per cento degli omosessuali francesi si dice pronto a votare il Front National di Marine Le Pen. O ancora, secondo un’altro sondaggio, Marine Le Pen e Nicolas Sarkozy, anche se non plebiscitari dal voto, sono considerati i più vicini ai problemi della gente. Hollande e tutta la sinistra – i favoriti dal punto di vista elettorale, cioè – si fermano in fondo alla classifica. Contraddizione? Schizofrenia? Probabilmente un complessivo disorientamento culturale e politico, dovuto alla crisi del binomio destra/sinistra, in cui tenta di insinuarsi François Bayrou. Buono, infatti, è il suo risultato a poche settimane dalla candidatura ufficiale, tra il 12 e il 14 per cento; buono al punto da spingere un altro centrista, Chevènement, a uscire di scena.
Parte della crisi del bipolarismo è anche il 19 per cento di Marine Le Pen e la solida frammentazione portata dagli altri: il comunista Jean-Luc Mélenchon al 10 per cento, la verde Eva Joly al 3, Dominique de Villepin al 2 e altri sette candidati attorno allo 0,5 ciascuno. Un panorama in continua fibrillazione, dall’elettorato estremamente mobile, all’origine delle preoccupazioni del Partito socialista, che contro Bayrou ha scatenato una campagna ideologica forse più accanita che contro Nicolas Sarkozy, visto che il 46 per cento dei consensi del candidato di centro viene proprio dal Ps. Con un obiettivo: dimostrare che il fondatore di MoDem non rappresenta una terza via pragmatica e antiideologica, adeguata alla natura imprevedibile della crisi, ma una destra camuffata. Come ha martellato nei giorni scorsi Hollande, cioè: «Bayrou è l’alternativa di destra a Sarkozy».
L’attacco al centro, così, costituisce un elemento essenziale nella strategia del Ps per trattenere il più possibile il consenso accumulato, prevenendo le tendenze centrifughe in atto ed egemonizzando i temi che fanno forti i candidati che si inseriscono nella crisi di credibilità dei due partiti principali. Primi tra tutti, i temi della solidarietà, dell’austerità e della coesione sociale, che stanno tenendo banco ormai da giorni. Lo dimostra l’attacco di un deputato, René Dosière, al governo Fillon, colpevole di spendere tre volte più dell’Eliseo nell’amministrazione: ben 362 milioni l’anno, contro 112. Oppure la polemica sull’edilizia popolare, che vede Hollande promettere, ma solo a metà, un piano di investimenti e Bayrou, in assenza di risorse, impegnato a perseguire un modello forse più pragmatico di cooperazione tra pubblico e privato. Uno spinoso banco di prova per la credibilità del Ps, che ieri ha visto Hollande oggetto di una dura contestazione che ben illustra, in un clima teso, confuso e frammentato, la fragilità su cui si tiene il suo vantaggio elettorale: bombardato di farina durante un comizio per non aver sottoscritto il programma della fondazione dell’Abbé Pierre.

 

Da Europa del 2 febbraio 2012






0 Commenti



Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>