Simone Verde


27 ottobre 2011
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L’arte cortigiana del denaro

Denaro e bellezza, fino al 22 gennaio a Palazzo Strozzi

 
L’arte cortigiana del denaro

Era il 1962 e un giovane storico dell’arte torinese, Eugenio Battisti, si inventò l’Antirinascimento. Formula efficace per indicare le correnti anticlassiciste che in continuità con il Medioevo avevano attraversato il Quattro e il Cinquecento.
A eclissare ancora di più l’immagine apollinea di quella stagione dell’arte italiana ci si mettono ultimamente tutte le iniziative che la riguardano. Le quali, emarginando il minimalismo classicista di Masaccio, di Nanni di Banco o di Brunelleschi – assunto non a caso a modello da tanta cultura industriale –, valorizzano le preziosità, le raffinatezze cortigiane del suo filone più gotico e retrospettivo, maggiormente in linea con il gusto contemporaneo.
È il caso, per esempio, di una mostra attualmente in corso, Denaro e bellezza, fino al 22 gennaio a Palazzo Strozzi, che è un’approfondita iniziativa per scavare sui rapporti tra soldi e arte in una Firenze che si vorrebbe un po’ troppo simile alle contemporanee capitali finanziarie.
Il legame tra nascita della prospettiva e progresso del sistema bancario è indubbio, visto che entrambi polverizzano vecchie gerarchie, per misurare la realtà con lo stesso, unificante criterio matematico.
Scrive Tim Parks nel catalogo: «L’invenzione del denaro comportava l’imbarazzante necessità di ascrivere ciascun bene a un valore unitario: una botte di vino dodici fiorini, una preghiera per i defunti dieci, una prostituta quindici».
Così come le figure divine smettono di essere rappresentate simbolicamente più alte degli umani, una preghiera finisce per costare più di una prostituta. Come essere sicuri, però, che all’origine di questa rivoluzione ci sia la finanza? In altri tempi, la si sarebbe ascritta allo sviluppo della manifattura e delle macchine. Ma ora che la democrazia industriale è eclissata, e che a vincere è la ricchezza speculativa, anche del Rinascimento si riscopre l’opulenza in pittura e il ruolo decisivo dei banchieri.
Come Palla Strozzi, rivale storico dei Medici e committente presso Gentile da Fabriano della celebre Adorazione dei Magi, deprecata a suo tempo proprio per la sua ostentazione di ricchezza. O come un altro Strozzi, Filippo, mecenate di Filippino Lippi ricordato nella mostra fino al 15 gennaio alle Scuderie del Quirinale di Roma.
Altra vetrina dell’Antirinascimento finanziario tanto in voga, fatto di broccati, vergini sinuose ed eleganti cromatismi di stampo gotico. Dello spirito civico e repubblicano di Firenze, quindi, non si parla più. Molto, invece, dei suoi signori e dei suoi magnati aspiranti signori.






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