Simone Verde


10 ottobre 2011
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Sempre a destra. Anche da sinistra

Le ambiguità di Montbourg

 
montebourg

Il numero di Arnaud Montebourg è il 17. Diciassette per cento, aveva infatti ottenuto la sua corrente, al congresso di Digione del 2003 e altrettanto ha preso domenica scorsa alle primarie Ps. Vera e propria sorpresa della consultazione, terzo dopo François Hollande e Martine Aubry, ma davanti Ségolène Royal respinta al quarto posto con un misero 7 per cento. Ragione del risultato, un affollamento al centro che ancora una volta favorisce chi, come lui, ha deciso di investire su un’abile ambiguità tra rinnovamento e tradizione.
Strano personaggio, è infatti Montebourg. Figlio di un dirigente dello stato e di una docente universitaria algerina di estrazione alto borghese, decide di aprire il suo discorso di candidatura, rivendicandosi originario di una “famiglia di macellai da parte paterna e di immigrati da parte materna”. E, dopo esser convolato in prime nozze in un’abbazia cistercense con la contessa Hortense de Labiffe, nata e cresciuta nel bel castello di Gambais, ex collaboratrice di uomini di destra come Edouard Balladur e Philippe Duste-Blazy, si propone come il campione delle “lotte della Francia che lavora”. Ha ragione François Hollande, che nel bell’exploit di Montebourg vede “la voglia di sinistra degli elettori Ps”? E quindi si dice determinato a “non farsi sfuggire la parte più progressista dell’elettorato?”. Oppure il fenomeno, il successo del personaggio ha radici più complesse, che affondano nello smarrimento di fronte alla globalizzazione, in una certa nostalgia di Novecento che serpeggia nell’elettorato francese?
A esprimere, con toni particolarmente duri questa seconda ipotesi è stato ieri il segretario dell’Ump, François Copé. Per il quale “l’ideologia di Arnaud Montebourg, la demondializzazione, decretare che la Francia sarà un’isola, dalle frontiere chiuse… c’è solo una persona che ha idee di questo tipo, ed è Marine Le Pen. Tra i due c’è una vicinanza ideologica inquietante”. Espressa così, l’accusa è senza dubbio eccessiva, ma non priva di fondamento e, puntando il dito sul frequente passaggio di voti dall’estrema sinistra all’estrema destra dovuta alla sottoproletarizzazione dei ceti lavoratori, svela anche le ambiguità, la sottile alchimia conservatrice che ha reso possibile l’imprevisto successo del candidato socialista, ora alla testa di una delle correnti che conteranno di più dopo le elezioni e, in caso di vittoria, all’interno del governo.
A leggere con attenzione i suoi discorsi, infatti, ad analizzare lo stile di campagna e di comunicazione politica scelto, non può davvero sfuggire il riferimento nostalgico a una Francia che non c’è più. Quella degli operai, ma soprattutto dei contadini. A un popolo diviso per corporazioni, ancora sensibile al messaggio dirigista di un’élite illuminata. Da qui, la scelta di scendere in campo a Frangie en Bresse, paese nativo, in piena provincia rurale, a nome di “quegli operai e di quei contadini che hanno costruito con le proprie mani questa regione e la Francia”. Con una commistione tra politico e personale, tra socialista e paternalista che costituisce tutta la cifra del personaggio e del suo successo. Una voluta ambiguità evidente anche nel nome scelto per la mozione al congresso di Digione del 2003, Nuovo partito socialista, con una eco al New Labour di Tony Blair ma dal contenuto nettamente antiliberale e antiblairiano. È un caso, allora, se confrontata con il declino della prospettiva liberal, la destra del Ps, si scopre la più attaccata ai valori socialisti? Si rivela ancora una volta, cioè, la più conservatrice?
È da lì, infatti, che proviene Arnaud Montebourg. Enfant prodige che tenta di eguagliare il proprio maestro, l’altro enfant prodige, Laurent Fabius, alla cui è ombra è cresciuto politicamente. Il quale, dopo aver incarnato indefessamente la prospettiva di un socialismo liberale, di fronte al ridisegnarsi della appartenenze, nel 2005 ha deciso di cavalcare il fronte del “no” alla costituzione Europea, contro la “deriva libeale” e coerentemente con una scelta politica di fondo qualsiasi cosa succeda: rimanere l’ala destra del Ps.






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