Simone Verde


6 agosto 2011
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Inconscio borghese

Nella teoria colonialista, il liberalismo che fagocita la democrazia

 
Alexis de Tocqueville

«Non è possibile studiare i popoli barbari se non con le armi in mano», annota Alexis de Tocqueville in uno dei suoi scritti sulla conquista dell’Algeria. L’esperienza imperiale per eccellenza, dove venne applicato nella maniera più estensiva possibile quel concetto di “colonisation” tanto caro alla cultura francese, fatto di insediamenti, urbanistica, esportazione progressiva dello stato e della cittadinanza universale. Una vicenda che un giovane ricercatore, Domenico Letterio, ricostruisce nei testi del filosofo in un piccolo libro edito dal Mulino (Tocqueville ad Algeri, pp. 240, euro 23). Esercizio tanto più interessante perché dallo sguardo sull’altro emergono tutte le ambigità che presiedono alla formazione del sé. Dalla parentesi colonialista, cioè, si deducono concetti utili per penetrare l’inconscio ideologico della democrazia liberale.

Innanzitutto, il diritto all’aggressione e alla conquista in nome della capacità borghese di far prevalere lo sviluppo e la libertà a esso connessa. Scrive Tocqueville: «Non dobbiamo lasciare che i nostri sudditi musulmani si facciano un’idea esagerata della loro importanza (…) sanno che in Africa abbiamo una posizione dominatrice e si aspettano che la manteniamo. Lasciarla vorrebbe dire gettare scompiglio nel loro animo e riempirlo di nozioni erronee o pericolose». E ancora, «ciò che dobbiamo loro è buongoverno (…) un potere che li dirige non solo nel senso del nostro interesse ma anche di quello loro, che badi ai loro diritti, che lavori con ardore allo sviluppo continuo delle loro società imperfette». Non è con lo stesso spirito paternalista che la borghesia europea proponeva con la propria egemonia il sacrificio dei lavoratori, in nome della crescita economica e dell’industria?

Tocqueville ad Algeri, bookI testi algerini di Tocqueville, così, hanno il merito di rivelare lo spirito autentico con cui questo abilissimo conservatore contribuì alla più grande operazione ideologica della storia moderna, quella intrapresa da Benjamin Constant, in cui la bandiera della democrazia venne strappata al fronte rivoluzionario, spinto così verso il socialismo, per farne il vessillo propagandistico della coalizione liberale. Proprio Tocqueville, che nella Democrazia in America del 1831 aveva messo in guardia dal «dispotismo democratico », intervenendo il 2 settembre del 1848 alla Costituente, affermava: «La democrazia e il socialismo sono congiunti da una parola, l’uguaglianza. Ma la democrazia la vuole nella libertà e il socialismo nel disagio e nella servitù». La democrazia liberale, cioè, prospetta benessere per tutti grazie alle capacità produttive dello sviluppo. E, come dimostra l’esempio algerino, non si fa scrupolo di sacrificare le «imperfezioni» che incontra sul suo inarrestabile cammino.






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