Simone Verde


6 agosto 2011
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Borghesia cercasi

Sacco, Caliandro e il rilancio della cultura in Italia

 
c_caliandro

«La cultura è il petrolio dell’Italia». Sono affermazioni come queste a generare la confusione in cui versa da tempo il dibattito italiano. Così pensano, almeno, Christian Caliandro e Pier Luigi Sacco autori di Italia Reloaded (Mulino, 13.50 euro). Oppure la leggenda metropolitana che ascrive al nostro paese due terzi dei beni censiti dall’Unesco. Millanterie contraddette dallo stato drammatico della tutela, su cui si esercitano a vuoto centinaia di convegni, su cui si sprecano tonnellate di carta stampata. Tema prediletto, lo sviluppo territoriale, il rilancio dell’economia attraverso la valorizzazione, la speranza di monetizzare quello che si continua a considerare come un bene morto ma dall’enorme potenziale patrimoniale.
Giacimenti, per l’appunto, risorse ereditate passivamente e da drenare fino all’ultima goccia. Il libro affronta con giuste provocazioni tutti questi nodi. Tanto per cominciare, che per rendere in termini economici, la cultura e i suoi beni non possono essere trattati come lascito inerte, ma devono dialogare con il presente. Anche quando sono strettamente legati al passato devono costituire un repertorio di progettualità proiettata nel futuro. Pena, come dimostra la situazione italiana, lo scarto tra la realtà e le intenzioni della tutela. Un risultato fallimentare sia per i cultori della conservazione che per gli ideologi della valorizzazione, quest’ultimi più in fase con il mondo di oggi.
Italia reloaded, coverBeni che dovrebbero fruttare rendono meno del dovuto e sono esposti a un degrado che costa. Città volutamente mummificate e che, proprio per l’assenza di una riflessione sul ruolo contemporaneo del loro patrimonio, vengono stravolte dall’inarrestabile energia del presente che si è rinunciato a incanalare.
L’alternativa suggerita dai due autori è quella praticata in tutta Europa, della cultura in rapporto proattivo con la società, come palestra di progettualità che parte dal basso e che predilige la creazione di pubblico e di servizi al posto degli eventi o delle cattedrali delle archistar.
Un’analisi ineccepibile che sottolinea il ruolo della cultura in economie sempre più terziarizzate e deindustrializzate. Ma che forse sottovaluta il problema da cui nasce tutto, compresi certi velleitarismi incapaci di andare oltre il rimpianto di un passato che, neanche mummificato, potrà tornare più: l’assenza nell’Italia di oggi di una borghesia dotata di un progetto alternativo all’arricchimento facile della speculazione finanziaria.






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