Simone Verde


18 gennaio 2011
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Roma capitale. Del Gran Tour

Una mostra al Museo del Corso a Roma

 
corso

Nel 1734, sotto il pontificato di Clemente XII, aprivano i Musei Capitolini, la prima raccolta pubblica della storia. Quasi quarant’anni dopo, nel 1771, apriva invece il Pio Clementino, ala dei Musei Vaticani, forse la collezione di antichità più vasta del mondo. Racchiuso tra queste due date, è il contributo di Roma alla radice della cultura moderna. Il laboratorio internazionale del neoclassicismo animato da artisti, antiquari, eruditi, letterati è ricostruito da una mostra ospitata fino a 6 marzo nei nuovi locali del Museo del Corso: Roma e l’antico, realtà e visione nel ’700 a cura di Valter Curzi e Carolina Brook. Rassegna raffinata che raccoglie capolavori del Vanvitelli, Panini, Mengs, David, Batoni, Canova, Valadier, Piranesi e altri protagonisti di una stagione troppo spesso negletta.

La riscoperta dell’ideale classico, in realtà, avveniva nell’Europa del nord, dettata dall’esigenza di elaborare un’estetica ufficiale per la borghesia industriale. E trovava in Roma la capitale naturale di un’antichità immaginaria, frigida e artificiosa rivisitata dalle esigenze del gusto moderno, dove marmorari e antiquari non esitavano a intervenire sui ritrovamenti per piegarli all’ideale di astratta perfezione razionale in voga in quegli anni. Una città che i curatori ci restituiscono protagonista attiva del Settecento – anche grazie a personalità come Mengs e Winkelmann – e non soltanto meta del Gran Tour.

Lo chiarisce bene il percorso espositivo che, per esempio, ricostruisce il laboratorio di Bartolomeo Cavaceppi, scultore al servizio del cardinale Albani, disinvolto restauratore che fornirà opere ai maggiori collezionisti europei. E i preziosi saggi del catalogo (quasi 500 pagine, edito da Skira), che ricostruiscono le tappe della scoperta intellettuale di un ideale classico destinato a invadere l’Europa: statue prive di colore, colonnati bianchi latte, volti geometrizzati, colori primari e linee rette e nette. A ben vedere, così, Roma divenne in quegli anni la capitale di una vera e propria operazione ideologica, dove, piegati al gusto neoclassico, gli originali non si distinguevano più dai falsi e finirono con invadere mezza Europa. E dove, per sottomettere le collezioni all’immagine desiderata, il museo Pio Clementino offrì forse, nell’adeguamento tra contenitore e contenuto, il primo esempio di museologia moderna.






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