Simone Verde


17 novembre 2010
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Piranesi, i sogni della ragione

Una mostra alla fondazione Cini

 
Campo_Marzio

Dopo più di duemila anni al centro della scena, a fine Settecento l’Italia si sarebbe congedata dalla storia. Nettamente periferica nelle direttrici europee del neoclassicismo, abitata nell’Ottocento da un eclettismo provinciale e caratterizzata più tardi da una modernità contraddittoria avrebbe seguito la decadenza di un Mediterraneo che ne aveva fatto la fortuna. Il congedo, però, non sarebbe stato silenzioso. Gli ultimi fuochi di una lunghissima tradizione, al contrario, avrebbero prodotto una tardiva generazione eroica: Tiepolo, Rosalba Carriera, Canaletto o Piranesi. Proprio Piranesi, alla cui poliedrica figura è dedicata fino al 21 novembre una raffinatissima mostra della Fondazione Cini a cura di Michele De Lucchi. Architetto, incisore, intellettuale, antiquario, vedutista, designer, secondo una concezione totale dell’arte esaltata dall’iniziativa veneziana dove si possono vedere realizzati alcuni dei mobili e arredi che aveva fantasticato nelle sue stampe.

Artista secondo la tradizione umanistica italiana che porta in dote tutto il genio classicista nato e fiorito tra rinascimento e barocco, allievo di Matteo Lucchesi e di Giovanni Scalfurotto a Venezia e poi dell’universalismo romano, Piranesi avrebbe dato vita a un genere inedito: la veduta grafica, tra capriccio e attenzione antiquaria. Le rovine mastodontiche della civiltà romana che l’Italia della decadenza sa ineguagliabili, il compiacimento rococò di fronte alla smisurata forza distruttiva della natura che dei fallimenti del presente spiega tutto. Sfumature colte dai curatori che articolano il gusto per l’antichità secondo la moda classicista emergente nel mercato europeo con una sfiducia tutta italica che guarda al passato con ammirazione nostalgica.

Piranesi ambiguo e polimorfo, perciò, di un razionalismo che non potendo realizzare le proprie aspirazioni le fantastica su carta (come in precisissime quanto immaginarie piante archeologiche di Roma), studiando un’antichità ideale che somiglia a un sogno della ragione. Artista emblematico di un paese che non riuscirà a compiere pienamente il salto verso la modernità e che metterà molto tempo prima di eguagliare con una nuova generazione di artisti di livello europeo le giganti teofanie massoniche di Tiepolo o le rigorose vedute prospettiche di Canaletto agitate da un tremolio atmosferico dal sapore ancora barocco.






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