Simone Verde


27 luglio 2010
Twitter Facebook

Oblio dell’Essere

Linguistica e rimozione della filosofia

 
Andrea Moro

Di una ricognizione sul verbo essere, tra storia, linguistica e ontologia si sentiva bisogno da tempo. Almeno da quando la divaricazione tra scuola “analitica” e scuola “continentale” ha fatto prendere alla filosofia due strade diverse, divise proprio sul modo di intendere l’essere. Da un lato l’ermeneutica figlia della metafisica classica, convinta dell’autosufficienza del pensiero. Dall’altro, la filosofia analitica, erede dell’empirismo anglosassone che, facendo derivare il sapere dall’esperienza sensibile, avrebbe ridotto ogni problema filosofico a un problema di adeguamento tra linguaggio e realtà. Essere come un semplice verbo che può indurre in errore, perciò, o principio e fine della filosofia? Al crocevia tra queste questioni, si colloca il libro di Andrea Moro, Breve storia del verbo essere, edito per gli eleganti tipi della Biblioteca scientifica Adelphi (26 euro).

Breve storia del verbo essere bookCome indica il titolo, l’autore propone al pubblico esperto e non una mappatura tematica ma anche cronologica.
Si parte con Aristotele, si prosegue con la scuola di Port Royal, Jespersen, Russell, fino alla linguistica del Novecento e alle celebri lezioni pisane di Chomsky. Al cuore della ricerca, l’asimmetria delle frasi che usano il verbo essere e che mettono da sempre scompiglio in ogni ambizione teorica. Un’asimmetria che, tanto per cominciare, deriva dal doppio valore, predicativo e verbale, di quel verbo. Un verbo “ambivalente” che può indicare sia l’appartenenza di una proprietà a un soggetto (Giovanni è bianco) sia una proprietà di un soggetto (Giovanni è, nel senso di Giovanni esiste).

La prima fatica, allora, sta nel risolvere questo ambiguo comportamento, cogliere la varia morfologia cui dà origine, riducendola a una struttura univoca che, per cominciare, espunga ogni valore predicativo. Proprio in riferimento a questo tentativo, però, Moro non si rende conto di aggirare, senza risolverlo, il problema fondamentale della filosofia: il difficile rapporto tra verità e pensiero. Quella sfasatura problematica tra ratio essendi e ratio cognoscendi, tra ciò che è di diritto e secondo logica e ciò che è di fatto, al centro della frattura gnoseologica tipica della condizione umana. Una frattura innanzitutto teoretica, e poi linguistica, risolta diversamente dalle due tradizioni principali della filosofia contemporanea e designata dal duplice comportamento di un verbo che non può essere come tutti gli altri.






0 Commenti



Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>