Simone Verde


1 febbraio 2010
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Arte, Scienza, Società

Il pamphlet di Ferrarotti

 
Franco Ferrarotti

Che cosa ci salverà dalla tecnica? Per Franco Ferrarotti, la risposta è univoca: l’arte. Forma di conoscenza dove il soggettivo diventa patrimonio condiviso, tessuto sociale. A svolgere il ragionamento, a esaltare «l’atto artistico » come «atto d’amore», è un libricino del celebre sociologo italiano, snello e pieno di ritmo: Arte, Scienza, Società (Edizioni verso l’arte, 13 euro). Un vero e proprio pamphlet polemico verso l’estetica del Novecento, in nome di una ricomposizione dell’essere umano nella sua complessità, mortificata da tanti riduzionismi ideologici del secolo scorso. Dal neoidealismo, innanzitutto, ma anche dal materialismo storico.

Arte, Scienza, Società, coverDa una concezione anti-sociale dell’artista, essere superiore capace di intuire l’universale nel particolare, e da collettivismi che negano il valore insostituibile del soggetto. «La ricomposizione tra “sociale” e “individuale” – scrive Ferrarotti – è a ben guardare un falso problema poiché non è concepibile una società senza individui e non si danno individui senza società ». Da questo assunto, si dipana il filo del libro: l’artista manipola la realtà e affida le sue creazioni all’apprezzamento estetico degli altri. L’empatia permette ai fruitori dell’opera d’arte di appropriarsene e di trasformare il lavoro individuale dell’artista, la sua soggettiva visione del mondo, in sapere sociale. «L’atto artistico – scrive Ferrarotti – è la smagliatura salvifica nella rete impersonale della società tecnicizzata».

L’arte, così, è conoscenza capace di sconfiggere il razionalismo ideologico delle scienze positive, poiché non ambisce a essere oggettiva ma a essere condivisa. Non teme il limite e la precarietà, ma si situa all’interno della dimensione sensibile. È un umanesimo antidogmatico che, come quello rinascimentale, permette al sapere (scienza inclusa) di custodire la complessità empirica delle cose. Le dense righe del pamphlet evocano concetti, testi e protagonisti del Novecento, da Marc Augé a Joseph Rykwert e all’italiano Emilio Garroni. E denunciano la scomparsa dell’artista dalla società contemporanea. «Il vero artista si nasconde – scrive Ferrarotti – Avanza il manierista» tecnico della riproduzione seriale d’opere d’arte. «Docile al capriccioso réfolo della moda e alle seduzioni del mercato».






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