Simone Verde


7 gennaio 2010
Twitter Facebook

Borghesi nati morti

Retrospettiva Ensor al Musée d'Orsay

 
James Ensor

E se James Ensor avesse avuto ragione? Se gli esseri umani, incapaci di affrontare la vita a viso aperto, si nascondessero dietro ripetitive e stereotipe maschere sociali? A dargli man forte, sono due discipline al tempo non ancora codificate, antropologia e sociologia. Ma anche la forza e l’universalità delle sue provocatorie intuizioni, raccolte fino al 4 febbraio in una splendida mostra al Musée d’Orsay di Parigi. Un mondo popolato di spettri, un teatrino dell’umanità attraversato sempre dalle solite maschere: il violento, l’opportunista, il facinoroso, l’arrogante, il perbenista, e così via.

Nel percorso antologico della mostra che si apre con i suoi primi dipinti simbolisti, la svolta è improvvisa e radicale. Nel 1887, dopo aver perso il padre e la nonna, Ensor presenta al pubblico una serie di disegni intitolati Visioni, dove si discosta dalla mistica dei primi anni. La repressione della critica fu feroce e puntuale, prevista punizione per chi si discosta dall’ordine costituito. Feroce, però, anche la reazione del pittore, finalmente smaliziato circa la vera dimensione della sua supposta libertà creativa. A quel punto, ecco il suo simbolismo borghese travasare nella ricerca dei paradigmi universali che intralciano la libertà degli uomini. Maschere funeree, meschinità sociali, violente repressioni benpensanti e un’infinita serie di autoritratti dove l’artista è uomo libero per antonomasia che osa mettere in discussione ogni codice e che ha il coraggio di vivere fino in fondo, sperimentando e reinventando senza sosta.
E infatti, dove finisce la libertà dell’atto creativo se l’intellettuale, conformista, va a braccetto con l’ideologia ufficiale? Cosa ha a che vedere con l’arte, ragiona Ensor, l’inconsapevole opportunismo collettivo di tutto questo? Immagini costruite per assecondare meccanismi di dominio e sopraffazione, ideologie estetiche su cui vegliano critici e intellettuali con la penna spianata.

Che cosa resta della libertà, in questa pantomima che segue gli automatismi quasi biologici del sociale? Che cosa dell’uomo, inteso come essere libero e razionale? Ben poco, afferma Ensor, ai cui occhi il mondo prende l’aspetto di un triste palcoscenico popolato di maschere pavide che, fuggendo dal peso della libertà, vivono senza vivere. Vivono, ma sono morte.






0 Commenti



Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>