Simone Verde


2 gennaio 2009
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Nel 2009 l’arte è tutta italiana

Dal mondo al genius loci: indietro tutta!

 
fabro

Un 2009 tutto italiano, quello che ci stanno preparando curatori e storici dell’arte. Quasi che ben prima della crisi finanziaria, nel momento cioè in cui venivano decise le programmazioni, avessero intuito che il vento stava per cambiare: dai gusti cosmopoliti della globalizzazione, alla riscoperta delle radici. A fare da leitmotiv, ovviamente, i cento anni dal primo manifesto futurista di Filippo Tommaso Marinetti, preso da molti come atto di nascita delle avanguardie del Novecento (quindi, ennesimo fiore all’occhiello del celebratissimo genius loci). Ad aprire l’anno, una delle iniziative del centenario: Futurismo 100. Illuminazioni – Avanguardie a confronto. Italia, Germania, Russia (dal 17 gennaio). Mostra curata da Ester Coen al Mart di Rovereto, dallo spirito chiaro sin dal titolo e in linea con quella storiografia che esalta la rilevanza internazionale del movimento, minimizzando la sua natura tutta italiana radicata in fenomeni sociali e culturali che avrebbero portato alla nascita del fascismo.

Poiché la riscoperta della cultura del nostro paese non può prescidere dalla memoria della classicità, ecco Canova, L’ideale classico tra scultura e pittura, dal 25 gennaio a Forlì. Perché proprio Forlì? Perché se c’è una cosa che il panorama istituzionale dell’arte continua a dimostrare, è la vitalità della nostra provincia. Anche nella borghesia forlivese dell’Ottocento, sostenitrice del grande artista chiamato a eseguire sin da subito numerosi ritratti di notabili locali. Altro anniversario del 2009, i duecento anni della Pinacoteca di Brera, istituzione modello dell’Europa dei lumi. Per festeggiare, arriva Caravaggio ospita Caravaggio (dal 17 gennaio) con due prestiti dal Metropolitan di New York e dalla National Gallery di Londra. Tra le mostre inugurate a inizio anno, altre due retrospettive, sempre rigorosamente italiane: Giorgio Morandi 1890-1964 (dal 20 gennaio al MAMbo di Bologna) e Giorgio de Chirico, La magia della linea (dal 23 gennaio all’Arancera Bilotti di Roma) a trent’anni dalla morte del maestro. Continuando con il centenario marinettiano, Roma inaugurerà Futurismo, Avanguardia, Avanguardie (alle Scuderie del Quirinale dal 20 febbraio) grande mostra attualmente al Centre Pompidou di Parigi che una volta in Italia sarà in concorrenza con Futurismo 1909-2009 (dal 6 febbraio a Palazzo Reale di Milano). Appuntamenti un po’ più contemporanei, Alighiero & Boetti, mettere l’arte al mondo, il celebre artista torinese dell’Arte povera scomparso otto anni fa (dal 21 al Madre di Napoli); e Italia Contemporanea. Officina San Lorenzo dal 28 marzo, al Mart di Rovereto. Ennesima conferma, quest’ultima, dei gusti centripeti di alcuni nostri curatori. Del loro amore per una storia dell’arte istituzionale che li porta a confezionare esponenti, scuole e movimenti anche là dove non sembrerebbero esistiti, tradendo la natura estemporanea e disomogenea della creazione artistica nel nostro paese.

Il 5 aprile, aprirà Raffaello e Urbino, ovvero i rapporti tra il maestro rinascimentale e la sua città (a Palazzo Ducale). Mostra che si prefigura come vero e proprio evento, anche per bellezza dei paesaggi marchigiani in primavera che gli organizzatori sembrano invitarci a visitare in un fine settimana di sole (a tal punto che le prenotazioni sono già aperte sul sito internet www.raffaelloeurbino.it). Nello stesso giorno, il 5 aprile, un’altra mostra su Morandi. Questa volta, però, su L’arte dell’incisone a Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Una volta inaugurata la retrospettiva di Francesco Clemente a Napoli (Madre, dal 29 maggio) artista simbolo degli anni Ottanta e della transavanguardia di Bonito Oliva, per la primavera-estate 2009 sembrerebbe tutto, anche se molte programmazioni ancora non sono ancora chiuse. Con l’avvicinarsi dell’autunno, riprendono le innaugurazioni. Dal 20 settembre a Palazzo dei Diamanti di Ferrara, Boldini nella Parigi degli impressionisti. Occasione per ammirare il talento del ritrattista ufficiale della borghesia parigina des années folles, che seppe elaborare una sintesi perfetta tra accademismo ed effetti impressionisti. A ottobre, infine, la quarta “grande mostra” della Galleria Borghese. Dopo Raffaello, Canova e Correggio, arriva Bacon-Caravaggio, confronto tra i due artisti alla ricerca delle radici classiche della pittura figurativa contemporanea.
Questo, il panorama di un 2009 tutto italiano dove la sbornia di arte contemporanea, figlia della globalizzazione e della speculazione finanziaria, sembra accusare una battuta d’arresto. Poche, anche le iniziative finalizzate a valorizzare la cultura europea, in un clima di ritorno alle nazioni condivisa un po’ in tutto il continente. È crisi, ovviamente. Ma per fortuna, non mancano pregevoli eccezioni. A cominciare dalla spettacolare apertura di Punta della Dogana a giugno, dopo i lavori di restauro a firma Tadao Ando, con l’immensa collezione François Pinault (in parte esposta per l’occasione a Palazzo Grassi) finalmente a disposizione del pubblico e di Venezia. Poi, qualche iniziativa qua e là. Una retrospettiva sull’artista cinese contemporaneo Hsiao Chin (a febbraio alla Bovisa di Milano) e sul pittore dell’Ottocento giapponese Hiroshige (dal 17 marzo a Roma, al Museo del Corso). Ma soprattutto una grande mostra su Edward Hopper da ottobre a Palazzo Reale, pittore simbolo della depressione americana, a ricordarci che dalla crisi si può uscire. O che si può scoprire la sua dimensione globale per aprirsi di nuovo sul mondo.






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