Simone Verde


17 dicembre 2008
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L’arte della democrazia

L'ultima produzione di Rauschemberg, una retrospettiva al Madre

 
Robert Rauschenberg

Diventato ricco e famoso, Robert Rauschenberg si mise a viaggiare. L’uomo che aveva inaugurato il processo di avvicinamento dell’arte alla vita, spianando la strada alla pop art, alla performance e all’happening, a un certo punto cominciò a percorrere le strade dell’Africa e dell’Oriente. Siamo tra il ‘70 e il ‘76, anni in cui tutto è possibile e in cui il progresso della libertà e dei diritti teorizzati dall’Occidente sembra inarrestabile. Con che occhi il fondatore dell’estetica ufficiale democratica americana guarda alla cultura di popoli oppressi, dove regna la fame e l’ingiustizia sociale? Per rispondere a domande come questa e gettare luce su una produzione poco nota, Mirta d’Argenzio ha curato Traveling, mostra tra le più raffinate dell’anno, fino al 19 gennaio al Madre di Napoli.

Uscendo dal microcosmo statunitense, l’artista non cambia principio ma solo materiali. Declina la sua estetica della vita nei vari oggetti di cui essa si serve a differenti latitudini. Innanzitutto scatole di cartone, sporche del viaggio in tutti gli angoli del pianeta per esportare il sistema economico che permette benessere e democrazia. Scatole industriali piene di macchie ma geometricamente perfette. Cartone, quindi, ma anche ferro, ghisa, plastica, seta, cotone o sabbia. Acqua in una bottiglia, una vasca da bagno e ghisa per riassumere in un assemblaggio plastico i giorni più difficili dei vietnamiti sotto i monsoni. Una zappa, un carretto, qualche corda e un secchio a sintesi del vissuto nel moderno Egitto.

Il miracolo compiuto da Rauschenberg è che, nonostante le apparenze, nessuna delle opere scade nell’aneddotico. Al contrario, la riconoscibilità delle iconografie improvvisate, associata alla fragilità dei materiali di ogni giorno, si colloca ogni volta in una dimensione melanconica e sarcastica. Come nel caso di Early Egyptian, quattro scatoloni di cartone glassati di sabbia e dipinti di colori acidi sul retro che si riflettono sulla parete bianca, prendendosi gioco delle sculture in alluminio del concettuale Donald Judd. Un modo per ribadire come fiammeggianti, geometriche, di granito o metalliche, se vogliono servire democraticamente alla vita, le idee perfette della ragione devono diventare sensibili, economici, malleabili e tecnicamente riproducibili. Concretizzarsi in ghisa, vetro, stracci o cartone industriale.






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