Simone Verde


9 dicembre 2008
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Naso liberale

Libri e artisti si cimentano con pinocchio

 
Naso liberale

Pinukyu, Pancu, Burachino o addirittura Pikorino. Poco importa, declinato in uno qualsiasi degli idiomi del mondo, Pinocchio resta sempre Pinocchio, l’italiano più famoso di tutti i tempi e il secondo libro più tradotto al mondo (dopo la Bibbia). Ce lo ricordano due iniziative, una mostra a palazzo Roverella di Rovigo dedicata alle più celebri edizioni illustrate (fino al 31 dicembre) e una raccolta di saggi curata da Rossana Dedola e Mario Casari, Pinocchio in volo tra immagini e letterature, edita da Bruno Mondadori (20 euro).

Come spiegare un così unanime successo del libro di Carlo Collodi? La risposta sta nel testo stesso, nella capacità di parlare a ogni essere umano indipendentemente dalla latitudine in cui si svolge la sua esistenza. In una parola, il segreto è l’universalità. E cosa c’è di più universale del naso che cresce, immagine della pubertà che irrompe e apre all’adolescenza, della biologia che prende il sopravvento, meravigliando e spiazzando l’intelligenza? Tutti temi inconfutabilmente veri poiché legati all’antropologia. Facile tentazione, allora, quella di tradurre il tessuto simbolico in immagini, di esercitarsi sulle implicazioni estetiche e psicoanalitiche della favola. Con una varietà di approcci documentati dal libro di Dedola e Casari, così come nella mostra di Rovigo. A partire dalle storiche illustrazioni di Emanuele Luzzati e Roberto Innocenti esposte a palazzo Roverella. Per continuare con le opere mirabili dell’artista francese Annette Messager e della scultrice italiana Fiorella Corsi che, analizzate nel saggio di Rossana Dedola, avvertono di quali paure è intessuta l’esistenza umana svelata dalle fiabe.

Rimane una domanda: quale tradizione pedagogica sta dietro un libro così complesso e di così sicuro effetto? Pinocchio è la punta più avanzata della cultura liberale e ottocentesca italiana. Di quell’epopea per la costruzione dello Stato unitario che passava per l’istruzione del popolo e la creazione di futuri cittadini. A documentarlo sono John Meddemmen e Daniela Marcheschi in due saggi acuti e pertinenti. Dietro la storia del naso che si allunga, c’è la rivoluzione francese, il primo Ottocento britannico e tedesco. L’aspirazione illuminista al controllo dell’istinto e l’unico progetto politico e culturale che l’Italia moderna e contemporanea abbia conosciuto.






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