Simone Verde


17 settembre 2008
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Correggio, precursore barocco

Una mostra alla Galleria Borghese

 
Correggio, precursore barocco

Pietro Longhi ne era convinto, malgrado le affermazioni di Vasari, Correggio aveva fatto il viaggio a Roma. Lo dimostravano le citazioni di opere conservate nelle collezioni della città e la destrezza con cui il pittore si serviva del vocabolario classico. Ipotesi che a mezzo secolo di distanza viene ripresa da Anna Coliva in una ricchissima mostra alla Galleria Borghese (fino al 14 settembre).
Difficile prendere parte alla controversia, decidere, cioè, se la rielaborazione di forme e modelli iconografici dimostri che il pittore emiliano abbia davvero attraversato gli Appennini o se, come nel caso di moltissimi, quelle immagini non gli siano pervenute attraverso copie e incisioni che circolavano in tutt’Europa. Fatto sta, che dietro alla questione storiografica affrontata dalla mostra se ne nasconde un’altra ben più significativa: da dove viene l’arte originalissima del Correggio? Domanda cui neanche la prova incontrovertibile di un viaggio a Roma potrebbe fornire la risposta. La ragione è molto semplice e per accorgersene basta dare un’occhiata all’ingresso della mostra. Basta soffermarsi un attimo sul martirio dei santi Placido, Flavia, Eutichio e Vittorino.
Un saraceno è colto nell’attimo in cui sta per abbattere la sua spada sul collo immacolato di Placido. Flavia alza gli occhi al cielo trapassata da uno stiletto che la raggiunge al cuore, una testa decapitata ci ricorda la triste sorte di Vittorino. La composizione è tutta in una movimentatissima diagonale, i colori soffusi, i giochi di luce intensi. Siamo appena nel 1522, a ben 78 anni dal Seicento, ma il gusto del Correggio è pienamente Barocco. Come nella deposizione dipinta quello stesso anno dove dietro al corpo di Cristo si vede un maniscalco scendere dalla croce con una tenaglia in mano, dettaglio scabroso che ci ricorda il dolore dei chiodi infissi nella carne. Alcuni parleranno di religiosità nordica, la stessa spiritualità emiliana e lombarda che formò Caravaggio. Ma non basta. A meno che non si guardi a certa storiografia artistica per scoprire che tra Cinque e Seicento non c’è frattura, ma continuità nel comune classicismo. Un repertorio universale di mezzi espressivi tratto dal libero studio dell’antichità, capace di condurre artisti lontani a esiti simili e di passare dall’intellettualismo al suo contrario. Da Parma a Roma, dal Rinascimento al Barocco.






Un Commento


  1. luisab

    credo che correggio possa essere definito uno dei più grandi pittori del rinascimento italiano. le sue opere sono lo specchio di una società che si trovava a metà strada tra il sacro e il profano



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