Simone Verde


17 settembre 2008
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Babilonia, città dello spirito

Una mostra al Pergamonmuseum

 
Babilonia, città dello spirito

Babilonia, città ma anche categoria dello spirito, simbolo dell’ambizione umana a superare ogni limite e a sfidare la morte. A onorarne la duplice memoria, è una mostra al Pergamonmuseum di Berlino, Babylon. Myth and Truth (fino al 5 ottobre). Sul mito, nessuna novità, salvo la sua presenza costante, come uno spettro, in tutta la storia delle culture mediterranee ed europee, monito a non spingersi mai oltre. Dalla Bibbia in poi, Babilonia è immagine della superbia punita: per Sant’Agostino è città del peccato, per Martin Lutero, luogo di debosce e modello della Roma di papa Borgia. In mostra, la Torre di Babele nella celebre versione elicoidale di Pieter Brueghel, abitata dalle ambizioni degli uomini del suo tempo. Poi, il romanticismo, quando la più evoluta e cosmopolita civiltà antica diventa una prefigurazione del mondo industriale, pieno di sicumera, ma come tutto ciò che riguarda l’uomo, attaccato a un filo. E così via, fino alla Babilonia di David Griffith, ricreata per il celebre film Intolerance e predizione, già nel 1916, dell’ascesa dei fascismi e del nazismo. Per quanto riguarda il mito, perciò, nessuna novità, pienamente sovrapponibile al cliché di una civiltà persa nel peccato.

Quanto alla realtà, dopo centocinquanta anni di scavi, effettuati rincorrendo il sogno della civiltà perduta e del suo mito, le conoscenze archeologiche a disposizione sono sorprendenti. Al di là dell’imponente ziggurat che nella Bibbia divenne una torre, dei grandi complessi monumentali scoperti e saccheggiati dalle campagne finanziate a cavallo tra Otto e Novecento, i reperti più ordinari ci forniscono il ritratto di conoscenze al servizio della vita quotidiana e di una civiltà complessa in qualche modo analoga alla nostra. Un’urbanistica organizzata razionalmente, un’architettura funzionale e elementarmente igienica. Lo sfruttamento pianificato delle campagne, un sistema ingegneristico di irrigazione per servirsi al meglio delle acque della mezzaluna fertile. E poi utensili, attrezzi ergonomici, una tecnologia funzionale al servizio della vita e del lavoro. Perché allora, tanta demonizzazione per una comunità semplicemente civile? Poiché, come ci insegnano le devastazioni prodotte da un’economia fuori controllo, l’istinto umano a superare ogni limite è universale e il suo simbolo richiedeva una società qualsiasi, convinta di bastare a se stessa.






Un Commento


  1. vincenzo

    affascinante



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