Simone Verde


17 agosto 2008
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Napoli, Bonn e Berlino: l’ora di Baselitz

Un tributo europeo

 
Napoli, Bonn e Berlino: l’ora di Baselitz

È un vero e proprio omaggio silenzioso, quello che l’Europa sta tributando a Baselitz, pittore tra i più rappresentativi della scena artistica tedesca del secondo Novecento. In mostra a Napoli (al Madre, fino al 15 settembre), a Bonn (al Kunstmuseum fino al 31 agosto), a Berlino (al Cfa, fino al 16 agosto) e in numerose gallerie sparse per il continente. Oggi di lui si ammirano le vive pennellate espressioniste ma si dimenticano le alterne vicende legate ai capricci del mercato.

Baselitz inizia a dipingere a metà degli anni Cinquanta con sensibilità “informale” nata con la fine delle avanguardie e delle utopie razionaliste disilluse dai fascismi e dalla guerra. Opere sensibili in cui gli artisti danno a vedere le pulsioni che abitano il loro inconscio di esseri umani alle prese con le tragedie della storia. Baselitz comincia bene e promette un futuro all’altezza di maestri come Burri, Wols o Dubuffet. Nel 1958, però, viene cacciato dall’accademia comunista della Ddr «per immaturità socio-politica» e passa all’Ovest. Ma è troppo tardi. Le nuove speranze nate con il boom industriale danno spazio ad altre utopie e l’informale è fuori moda. In piena furia minimalista e concettuale, Baselitz è obbligato a scendere a compromessi e nel 1968 inventa i celebri quadri capovolti: un modo per dire che la sua pittura non è decorativa, ma vuole invitare a riflettere sulla formazione delle immagini e dei concetti. Poi, la traversata del deserto. Fino agli anni Ottanta, quando i nuovi ricchi delle speculazioni finanziarie non sanno cosa fare di opere dal valore più politico che commerciale e mercanti travestiti da critici si inventano il postmoderno, il ritorno alla pittura, all’unicità dell’opera d’arte e qualche nuova corrente: la transavanguardia, il graffitismo, i neoselvaggi. Baselitz viene “scoperto” e come molti altri artisti che continuavano a fare le stesse cose da oltre vent’anni, diventa un simbolo delle tendenze più recenti.

Apprezzato per la buona sintesi tra arte impegnata e decorativa in questi tempi di guerre e di conflitti, il pittore tedesco è un esempio di come il secondo capitalismo crea e distrugge miti, inseguendo le pulsioni del mercato. Oggi Baselitz è osannato a Napoli, Bonn e Berlino e prima che il vento torni a girare, è meglio approfittarne in fretta.






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