Simone Verde


14 luglio 2008
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Socialisti. Anzi liberali

Un libro di Bertrand Delanoë

 
Bertrand Delanoë

Liberale e socialista? Nella sinistra francese ferve il dibattito. Ad aprirlo è il libro intervista del sindaco di Parigi, Betrand Delanoë, apparso qualche giorno fa, inaugurando la corsa alla direzione del Ps in vista del congresso autunnale. «Cos’è il liberalismo? – si chiede il leader socialista – È un’ideologia della libertà che ha permesso conquiste politiche e sociali. Il principio è semplice, non c’è oppressione giusta […] Nel nome di questa eredità, sono liberale anch’io». Le reazioni non si sono fatte attendere. Stizzita, quella dell’altra aspirante alla segreteria, Ségolène Royal, che ha replicato: «Non possiamo prendere le nostre idee a destra. Conosciamo le aberrazioni del liberalismo». Un rapido botta e risposta in cui alcuni hanno visto il profilarsi di un’ennesima lotta fratricida. «C’è da augurare buona fortuna ai militanti che cercheranno di capire qualcosa nel congresso socialista – scriveva il 26 maggio Paul Quinio su Libération – Le ambizioni sono ormai sul tavolo, i due treni lanciati a gran velocità. Ma parlando di liberalismo e cercando di scavalcare Ségolène a destra, Delanoë contribuisce a confondere le piste. L’argomento è di quelli che dividono, ma è molto jospiniano e non giustifica una guerra tra bande». Un’accusa ripetuta anche da Julien Dray, portavoce del Ps secondo cui «affermare di essere liberale e socialista è un errore che divide e a dà argomenti ai nostri oppositori».

Malgrado le polemiche, però, la sortita di Delanoë non è da interpretarsi come una banale imboscata a Ségolène Royal. E può essere letta come la volontà di aprire una discussione non più procrastinabile. Un dibattito che permetta di uscire da equivoci, tabù e malintesi in cui i socialisti versano da quasi trent’anni: protagonisti delle maggiori liberalizzazioni, campioni dei diritti civili, pionieri nella razionalizzazione dello stato, ma ancora ambigui sulle sorti del capitalismo e l’economia di mercato. Un’esitazione antica che non ha impedito le riforme, dovuta alla volontà di non perdere consensi a sinistra ma che, davanti alla destra di Sarkozy, indebolisce. A rendersene conto lo stesso Hollande che ieri avvertiva: «Contro la destra dei grandi proclami la sinistra non deve preparare una vittoria elettorale, ma deve condurre un’offensiva ideologica. Dimostrare presso le classi medie e popolari quali sono i suoi valori, le sue proposte, i suoi metodi».
Ed ecco il libro di Delanoë, a dire ad alta voce ciò che al chiuso del Ps si dice da decenni. Non soltanto che i socialisti hanno prodotto politiche liberali, ma che la storia socialista è una costola di quella liberale. Delanoë lo chiarisce a più riprese, sottolineando come le due tradizioni siano nate dalla lotta all’oppressione e nel ricordare che l’idea socialista, sostenendo che non c’è libertà compiuta senza sollevamento dal bisogno, è un esito di quella liberale. «Il liberalismo – afferma Delanoë – è una certa forma di indifferenza benevola della collettività davanti alla singolarità delle scelte individuali, è la messa alla prova della più bella virtù, la moderazione nell’esercizio di qualsiasi potere». Idee che non suonano nuove ai tanti che si prodigano da decenni per diffonderle all’interno della sinistra francese. Primo tra tutti Michel Rocard che ne ha fatto una battaglia più che decennale. «Il punto – dice a Europa – è che alla base della vicenda repubblicana del Ps c’è l’accettazione implicita dell’esistenza del mercato. La presa di coscienza che, nella propria imperfezione, l’uomo non è capace di pianificare società perfette, senza trasferire i propri limiti nei modelli che elabora. L’unica strada per la sinistra, perciò, è il riformismo. Un riformismo che produca libertà dal bisogno e dalla servitù, un riformismo liberale. Anche la vicenda socialdemocratica è un capitolo della storia del movimento liberale europeo. Il liberismo della destra è un’altra cosa». Come scrive Delanoë, «è la strumentalizzazione di un’idea nobile, al servizio della rendita e del privilegio».

A corroborare le tesi di Rocard e di Delanoë, un’antologia dedicata al socialismo liberale, apparsa nel 2003, elaborata da Monique Canto-Sperber, direttrice dell’École normale superieure di Parigi, e dall’italiana Nadia Urbinati, in cui si tenta di restituire smalto ad autori francesi del pensiero radicale come Léon Bourgeois o del socialismo frontista come Léon Blum. Una silloge, che comprende pensatori europei, statunitensi e numerosi esponenti della galassia azionista italiana come Guido Calogero e Norberto Bobbio. Un patrimonio di idee cui Delanoë spera di attingere per portare al rinnovamento del Partito socialista, in continuità con una delle sue tradizioni storiche, rappresentata per ultimo da Lionel Jospin che del sindaco di Parigi è stato a lungo il principale sostenitore.

Bertrand Delanoë, coverCome rinnovare, però, senza deludere la sinistra, indispensabile per vincere le elezioni? Semplice: radicalizzando e compensando la perdita di prospettive utopiche con la radicalità delle riforme da fare nell’immediato. Da cui il titolo De l’audace! (Coraggio) «Come sarebbe a dire che con il liberalismo non ci sarebbe più utopia? – scrive Delanoë – Fondare una società della conoscenza non è un’utopia? Concepire la giustizia sociale in uno sviluppo sostenibile? Inventare nuove forme di democrazia? Sono utopie realizzabili, ideali raggiungibili. Ecco la differenza con la vecchia sinistra, noi non ci accontentiamo di sognare. E ammettiamo che il vero coraggio non sta nell’agitare rivoluzioni impossibili ma nell’agire per la riforma possibile». Coraggio, però, che consiste anche nel riproporre una visione sistematica capace di illuminare, come una volta il marxismo, la strada da seguire. Una visione sistematica che rassicuri l’elettorato di sinistra allo sbando, rivaleggi con la capacità visionaria della destra e conferisca più mordente alla critica politica: «Nicolas Sarkozy è un antiliberale – accusa Delanoë – Prendete le sue leggi sulla sicurezza o sull’immigrazione. Il liberalismo è la tolleranza davanti alle scelte individuali […] Sarkozy vuole essere il sovrano onnipotente mentre il liberalismo è moderazione nell’esercizio del potere […] Sarkozy non è liberale, è un conservatore con accenti populisti, al limite della demagogia».






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