Simone Verde


20 marzo 2008
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Fontana scultore?

Da Mantova a Roma, Lucio Fontana

 
Fontana scultore?

Lucio Fontana. Scultore. È il titolo di una mostra che da Mantova, sbarca ora arricchita fino all’11 maggio alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma. L’elegante allestimento e gli splendidi pezzi – alcuni poco noti al grande pubblico – invitano a uno sguardo attento. Così come il catalogo Electa, ricco di ottimi interventi. Quanto al tema della mostra, però, qualche perplessità: Scultore.

Come testimoniano le opere esposte, nel magma creativo che dagli anni Trenta va al secondo dopoguerra, Fontana lavora seguendo un unico obiettivo: superare il dualismo opera-spettatore per permettere all’arte di entrare nello spazio della vita e arricchirlo delle proprie valenze spirituali. Lo si vede già nel Campione Olimpionico del 1932 in mostra che, dipinto di blu, si irradia tutt’intorno, in opere smaltate o fluorescenti che investono della propria luce lo spazio circostante. Ma lo si vedrà anche con i celebri tagli, squarci su tele monocrome che appariranno qualche tempo dopo, in cui Fontana buca la tela facendone un elemento tridimensionale e non più il supporto piatto di una rappresentazione fittizia.

Come andranno considerate queste tele? Sculture? E le ceramiche informi che, oltre a mostrare il travaglio interno della materia, ci investono con colori brillanti? Pitture? Concetti spaziali, li intitolerà indistintamente l’autore. Segno che, abbattute le differenze di genere, l’arte diventa spirituale, rende visibili energie e invita a riflettere sulla vera natura della vita. Un’idea che Fontana trarrà direttamente dal Seicento barocco e che, per i paradossi della storia, alimenterà l’algido razionalismo dell’arte minimale statunitense. Un’idea, però, che in Fontana è anche il frutto del suo tempo, va di pari passo con l’urgenza collettiva di costruire un mondo migliore da quello appena scomparso sotto le macerie della guerra.

Oggi, la tentazione di sorridere delle ambizioni democratiche e civili (e non più rivoluzionarie) dell’arte del dopoguerra è forte. Cedendole, però, si cadrebbe in errore: è vero, le opere di Fontana e dei suoi contemporanei non hanno modificato il corso della storia. Ma diffuse in musei, divulgate in mostre e su milioni di cartoline perpetuano la loro piccola e silenziosa ambizione, migliorando ogni giorno il panorama estetico delle nostre vite private di cittadini.






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