Simone Verde


13 gennaio 2008
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La fotografia guarda se stessa

Roma negli scatti dell’Ottocento

 
ARCHEOLOGIA IN POSA - Dal Colosseo a Cecilia Metella nell'antica

«Guardando attraverso il mirino puoi avere una visione più chiara di te stesso», ha scritto un celebre fotografo giapponese. Una prova? La mostra Roma 1840-1870 fino al 9 marzo alla Calcografia Nazionale e dal 15 marzo al 4 maggio al museo Panini di Modena (ingresso gratuito): un ritratto della capitale all’epoca della prima fotografia. Come sottolinea la curatrice Maria Francesca Bonetti, però, i protagonisti di quelle immagini non sono i monumenti dell’impero o le campagne dello stato pontificio, quanto l’occhio stesso che li coglie e un identikit culturale del XIX secolo dedotto dal confronto tra tecniche, composizioni, inquadrature.

Nata nel 1839, la foto fu dall’inizio terreno di sperimentazioni in cui ciascuno tentò di tradurre la propria visione del mondo.
Strumento di conoscenza oggettiva per i positivisti; mezzo per produrre soggetti in serie da trasporre in pittura per gli accademici; documento dello stato presente per lo storicismo idealistico, ma anche una tecnica a buon mercato per i ritratti della nuova borghesia. Basta un’inquadratura e tutto cambia: ripreso dall’alto, il Colosseo è oggetto d’interesse topografico; dalla strada è lo sfondo ideale per una famiglia a passeggio; in diagonale, è il ritratto pittorico di una rovina sublime. E così avviene in paesaggi, profili etnografici, curiosità. Alla base di simili ricerche non c’è qualche dilettante ma specialisti di passaggio per il grand tour, o per lavorare a libri sui monumenti del passato. Ma anche artisti, intellettuali e archeologi delle numerose accademie europee presenti a Roma.

La mostra vuole consegnarci due lezioni. Innanzitutto, l’universalità di un patrimonio culturale che ha permesso all’Italia di essere centro anche quando era periferia. Di un patrimonio in pericolo che richiede ogni cura e nessun risparmio. Secondo insegnamento, nella storia dell’uomo nulla è affidato al caso ma ogni scoperta è il prodotto di una temperie culturale e di sensibilità capaci di indirizzare il corso della scienza. Come fu, appunto, per la fotografia, nata dallo sviluppo industriale ma anche dalle esigenze di un nuovo razionalismo in cerca di mezzi obiettivi per rappresentare la realtà. Fotografia che un’altra cultura, quella contemporanea, avrebbe spinto in direzione del tutto opposta: alla ricerca, anche tecnica, del punto di vista soggettivo dell’artista.






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