Simone Verde


2 gennaio 2008
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Francia, musei gratis

Beni culturali, la ricetta Sarkozy

 
Francia, musei gratis

Dopo decenni di dibattiti sul ruolo pubblico dei musei, la Francia riparte da zero. Con una sperimentazione che già da questo mese apre gratuitamente alcune istituzioni nazionali come il museo Cluny, il museo archeologico di Saint-Germain-en-Laye, il museo del Rinascimento di Ecouen e il museo delle arti asiatiche Guimet. Tutti frequentatissimi da giovani universitari e dal consolidato valore formativo.

Di per sé, la gratuità non è una cosa nuova. Voluta da subito per il Louvre rivoluzionario è stata praticata da sempre in Gran Bretagna, dove proprio in questi giorni si discute se estenderla per una settimana all’anno a teatri e a luoghi di spettacolo. Se nel caso francese servì a condividere un patrimonio restituito alla popolazione, in Inghilterra fu una scelta liberale a tutela delle minoranze e per impedire la nascita di culture ufficiali o elitarie. Malgrado non sia inedita, però, la gratuità di Sarkozy si presenta come una vera e propria svolta. In primo luogo perché il presidente sembra rompere con il connubio tra cultura e mercato: «Non credo – ha scritto nel suo programma elettorale – che la cultura e l’arte possano essere abbandonate alla logica del mercato poiché vi sono in esse fattori che vanno ben oltre». Affermazione con cui si sconfessa l’approccio liberista secondo cui arte e cultura forniscono un servizio nel momento in cui soddisfano le esigenze della domanda e dell’offerta. Ma la linea di Sarkozy rompe anche con trent’anni di dibattiti sul pluralismo dei musei all’interno di società democratiche. «Oggi – aggiunge Sarkozy – l’immaginario collettivo è esploso in una moltitudine di immaginari incapaci di comunicare. Ciò provoca una crisi della trasmissione dei valori estetici, intellettuali, morali che si fondano in una visione comune del mondo». Torna d’attualità la promozione della cultura «nazionale », il ritorno a una visione ottocentesca e paternalista che faceva del museo uno strumento pedagogico a disposizione dello stato.

Da qui la sperimentazione in cui vengono aperti musei di storia della Francia assieme al Guimet, rappresentativo di minoranze partecipi ormai dell’identità del paese. Un ritorno agli stati-nazione perseguito anche in politica estera che, reso autorevole dalla gratuità, potrebbe farsi strada nell’attuale crisi dell’Unione Europea.






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