Simone Verde


23 dicembre 2007
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A rischio la laicità della République

Dopo Roma, la sinistra attacca Sarkozy

 
A rischio la laicità della République

La «laicità positiva» di Nicolas Sarkozy non piace proprio a sinistra. E così, all’indomani del discorso del Laterano, Parigi è un vespaio. Primo ad alimentare la polemica, François Hollande: «Sarkozy lascia intendere che la laicità comporti chiusura, settarismo, che sia stato un errore combattere le religioni – ha dichiarato il segretario del Partito socialista – È un vecchio disco rotto della destra clericale».

A riscaldare gli animi, l’attacco alla legge che nel 1905 sancì la separazione tra stato e chiesa. Una legge definita da Jacques Chirac «monumento della repubblica» e apprezzata persino dal mondo ecclesiastico che qualche anno fa salutò in essa l’evento positivo con cui la chiesa francese abbandonò gli affari, ritrovando la sua originaria vocazione spirituale. Una legge, però, apparentemente non gradita al nuovo presidente che, in presenza di Benedetto XVI, ha evocato «le numerose ferite» subite dal clero dal 1905 a oggi, lasciando intendere che la sua amministrazione avrebbe provveduto a sostanziali ritocchi.
Quanto al secondo passaggio contestato dalla sinistra, è il seguente: «Senza dimenticare le altre correnti spirituali – ha dichiarato Sarkozy – le radici della Francia sono essenzialmente cristiane». Concetto inaccettabile per repubblicani, socialisti e comunisti. Primo a farsi sentire, l’ex segretario dei Verdi, la senatrice Dominique Voynet: «È un passo indietro considerabile che mette in causa la Repubblica stessa – ha attaccato – La laicità è libertà di culto nella sfera privata, principio che permette ai valori della Repubblica di farsi strada nella società».

A uscire fortemente indebolita, in effetti, non è soltanto la natura tradizionale dei rapporti con la chiesa cattolica ma una concezione dello stato che, sbarazzato di ogni possibile rivale (religione in testa), ha potuto farsi strada, salvo piccole parentesi, per oltre due secoli. Un’identità cementata da un solido patto sociale che fa della Francia uno dei paesi con il maggiore senso di cittadinanza al mondo. La laicità, come suggerisce perciò la senatrice Voynet, non è soltanto un valore, ma il presupposto per mantenere in vita i miti e le iconografie della repubblica che dopo la rivoluzione si sono sostituiti a quelli della monarchia e della chiesa. Un tema che permette di entrare nel vivo della polemica e di giungere al passaggio maggiormente discusso del discorso di giovedì. Quello, cioè, in cui il presidente francese ha affermato che «la Francia ha bisogno di cattolici convinti. Persone che non temano di affermare ciò in cui credono. La Francia laica – ha aggiunto – ha sottostimato l’importanza dell’aspirazione spirituale». Primo a replicare, Jean-Pierre Chevènement, leader storico del Movimento repubblicano, formazione liberale di centro. «Sarkozy si avventura su un terreno che conosce poco – ha dichiarato l’ex ministro dell’interno di Jospin – Rischia di ferire coscienze cui, in quanto presidente della repubblica, dovrebbe badare quanto alle altre. La laicità è la credenza nella capacità umana a definire il bene comune nello spazio pubblico, sottraendolo all’impero dei dogmi».

Che Sarkozy conosca male il terreno scivoloso dei rapporti tra stato e chiesa non fa mistero. E infatti, ad accompagnarlo a Roma, c’erano lo scrittore Henri Guaino e lo storico Max Gallo. Due intellettuali all’origine della svolta, suggestionati dal ritorno della Francia monarchica, a detrimento di quella rivoluzionaria e repubblicana. Una posizione assunta alla lettera da Sarkozy per puro opportunismo politico, analogamente a quanto fatto durante la campagna elettorale, quando, per raccogliere il voto di una comunità tradizionalmente a sinistra, venne messa in giro la voce che il futuro presidente della repubblica era ebreo. Non c’è da stupirsi, quindi, se a Roma ha lasciato intendere di essere “cattolico non praticante”. Unica continuità tra uscite contraddittorie, la convinzione che in politica non basta promettere la risoluzione di problemi. Per vincere è necessario dare certezze e far sognare in un mondo migliore. Un mondo, però, che, dopo la crisi delle ideologie non può essere più quello della vita terrena. Niente relativismo laico, perciò: «La religione non è un handicap, è un atout». Nel nome della «commistione tra religione e politica» denunciata ieri da François Hollande.






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