Simone Verde


16 dicembre 2007
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Un’idea di sinistra conquista l’Eliseo

Il ministro dell’ambiente Borloo rispolvera la tax tobin per pagare la lotta al global warming

 
Un’idea di sinistra conquista l’Eliseo

Una tassa Tobin sulle transazioni finanziarie internazionali per pagare la lotta al riscaldamento climatico. A resuscitare una misura chiesta da anni dal Partito comunista francese e ideata dall’economista liberal statunitense per ridurre l’instabilità dei mercati, incoraggiare gli investimenti in impresa e sfavorire la rendita non è José Bové o un qualsiasi leader no-global. Né tanto meno Marie-George Buffet, segretario nazionale del Pcf. A chiederla è Jean-Louis Borloo, ministro liberale dell’ambiente e dello sviluppo nel governo Fillon, nonché indipendente dell’Ump, il partito del presidente Nicolas Sarkozy.

La proposta è stata formulata ieri a Bali, nel contesto della conferenza mondiale sul riscaldamento climatico e lanciata in un discorso di appena tre minuti davanti un’assemblea di 190 paesi. A motivare la tassa, sostiene il ministro, la necessità di reperire «fondi perenni contro la crisi ambientale ». Somme di denaro versate da quegli stessi speculatori che beneficiano dall’attuale accelerazione produttiva in cui le risorse del pianeta vengono dissipate come in un fuoco di paglia.

Per il momento la bomba lanciata da Borloo non ha avuto eco ufficiali nel mondo politico. Ma è bastata ad allertare i giornalisti francesi. «Possibile che l’Eliseo sia d’accordo? », ha chiesto il corrispondente di Libération. «Sono autonomo, godo di fiducia assoluta da parte del capo dello stato». «E il ministero delle finanze?», incalza il cronista. «Tutto a posto, ho un margine di trattativa molto ampio». «E l’Unione Europea? » (di cui la Francia assumerà la presidenza a metà 2008). «Ne ho discusso con la delegazione europea e nessuno si è messo a urlare. Ne ho parlato anche con Achim Steiner, (direttore generale del programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, ndr) ha detto che a suo avviso si farà entro quattro anni».

Che da Jean-Louis Borloo ci si dovessero aspettare sortite forti, lo si sapeva. Plurilaureato giurista, economista, filosofo e storico è sempre stato un indipendente idealista nella destra francese. Ragione per cui la sua nomina a ministro dell’ambiente fu avvertita da subito come un segnale chiaro, come la volontà di trattare riscaldamento climatico e sviluppo sostenibile come temi politici e di primo piano. E anche questa volta, Borloo non ha deluso le aspettative. Dopo essersi messo in mostra in costume, maschera e boccaglio nell’atto di piantare coralli al largo dell’isola indonesiana, nei giorni scorsi ha attaccato duramente gli Stati Uniti, incurante di un possibile incidente diplomatico. Lo scontro è avvenuto mercoledì, durante un incontro bilaterale con la negoziatrice statunitense Paula Dobriansky. Quarantacinque minuti particolarmente tesi, cui è seguita una dichiarazione altrettanto bollente: «Agli americani ho detto che non capisco proprio la loro ritrosia, quando sono tutti collaborativi e cercano di fare passi in avanti. Il vostro popolo, gli ho detto, è molto più avanti di voi e la vostra amministrazione è la sola a bloccare tutto». Ne sono seguite voci di uno scontro verbale molto animato e violento. «Certe volte si deve parlare con chiarezza – si è giustificato il ministro francese –. Altrimenti con il linguaggio diplomatico si finisce per non dire più niente». Così, insistendo sempre nel suo francparler, dopo la richiesta agli Usa di allinearsi sul protocollo di Kyoto è arrivata anche la proposta di una tassa sulle rendite finanziarie che non piacerà certo all’amministrazione Bush. E che è già stata accolta con toni di scherno da alcuni dei suoi alleati più fedeli. «Possibile che la Francia sia così squattrinata da dover inventare una tassa del genere per finanziare i programmi ambientali?», ha dichiarato un diplomatico europeo, ricordando i 340 milioni di euro investiti dalla Norvegia contro la deforestazione. Più che gli Stati Uniti, a essere spiazzati ancora una volta sono i socialisti e la sinistra francese nel suo insieme che si vede scippata di una delle sue storiche battaglie.

Ad assumere il ruolo di profeta è Michel Rocard, leader storico del Ps. Il quale ripete da mesi che la stagione del neo-liberismo è finita e che tutta la destra occidentale sta tornando alla centralità dello stato e dell’intervento pubblico nell’economia. Peccato, però, che i moniti del vecchio primo ministro siano stati accolti con ironia e scetticismo da un partito che continuava a rincorrere la destra sul suo stesso terreno, proponendo maggiore flessibilità e liberalizzazioni.
Il ministro dell’ambiente Borloo ha parlato a Bali di una tassa sulle rendite fi nanziarie per pagare la lotta al global warming. Una proposta da sempre cara ai comunisti.






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