Simone Verde


12 dicembre 2007
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Le profezie dell’ecomarxismo

Da O'Connor a oggi, tutte le previsioni azzeccate della sinsitra rivoluzionaria

 
ecologia

Il marxismo è morto? Nient’affatto. A sostenerlo sono ambienti ecologisti combattivi soprattutto negli Stati Uniti. Militanti e intellettuali convinti che, anche se alcune previsioni classiche non si sono realizzate, gli strumenti critici del marxismo restino ancora validi. Una prova? Le periodiche crisi finanziarie seguite alla deregolazione economica degli anni Settanta-Ottanta, ma soprattutto l’imminenza di una catastrofe ambientale dovuta al sistema capitalista. Una catastrofe che sta provocando ripensamenti all’interno del mondo liberista e il ritorno a temi come la centralità dello stato, la ridistribuzione del profitto e l’equa ripartizione delle risorse naturali. Una catastrofe, aggiungono gli eco-marxisti, che rivela ancora una volta le contraddizioni generate dal capitalismo.
Nato alla fine degli anni Sessanta e fiorito sotto l’egida di James O’Connor, l’ambientalismo rivoluzionario non ha cessato da allora di rinnovare gli stessi moniti. Sin dall’inizio la sua battaglia fu per minore dogmatismo e maggiore disponibilità verso i movimenti di liberazione che spontaneamente andavano organizzandosi. Ma anche per l’apertura di nuovi spazi di ricerca che permettessero al marxismo di rimanere attuale e pertinente. «La teoria marxiana del capitale – scrive O’Connor ne La seconda contraddizione del capitalismo – può fare da sfondo e delimitare i confini della ricerca, ma grande rilievo va dato alle lotte della società civile contro la capitalizzazione della terra e del lavoro, e questo approccio ci porta al post-marxismo».
Oggi che il capitalismo sembra resistere alla miseria da esso stesso prodotta ma in balia di una crisi ambientale dagli esiti incerti, molte di quelle intuizioni appaiono profetiche. Prima tra tutte il sospetto che il sistema industriale comporti uno sfruttamento delle risorse naturali dagli esiti disastrosi: «Lo sviluppo capitalistico – scrive O’Connor – sarebbe stato impossibile senza la deforestazione, l’inquinamento dell’aria, dell’acqua, dell’atmosfera, senza il buco dell’ozono e gli altri disastri». Da qui l’idea di una seconda contraddizione, ecologica, che – oltre a quella individuata da Marx tra capitale e lavoro – condannerebbe l’attuale sistema all’implosione. E un’attenzione tutta particolare per le normative di acqua, aria, energia e per i tentativi sempre più frequenti di volgere l’uso di beni collettivi a vantaggio esclusivo di pochi. «Tentativi che – come denuncia Giovanna Ricoveri, animatrice storica degli eco-marxisti italiani – sono sempre più frequenti ed insidiosi».
In questo momento, a essere sotto accusa è la decisione del Wto di spingere nuovi e vecchi membri ad accettare un sistema di brevetti che «estende di fatto il dominio del capitale a tutta la natura». Il sistema è semplice e consiste nel considerare ogni forma vivente una creazione di colui che per primo ne ha brevettato la formula, acquisendone i diritti per i successivi 50 anni. «Un accanimento e una limitazione progressiva di libertà che dimostra il grado di violenza e di sfruttamento delle risorse operata dal capitalismo». Peccato, lamenta la curatrice dell’edizione italiana della rivista di O’Connor (i cui contributi maggiori sono raccolti nel volume Ecologia, Natura, Socialismo, Jaca Book), che «la sinistra sia del tutto assente in queste battaglie e che, nel momento in cui molte delle sue intuizioni si rivelano esatte, tagli i legami con il passato, rinunciando a qualsiasi progetto di cambiamento radicale ».
La ragione, sostiene, viene da lontano: nel dogmatismo marxista e in pregiudizi mai deposti. «A sinistra – racconta la Ricoveri – l’ecologia è stata sempre vista come una cosa borghese. Poco virile e poco seria in confronto al mondo delle fabbriche. Fummo trattati da qualunquisti, mentre avevamo ragione». Ragione, non soltanto nell’avvertire che distruggendo la natura si privavano i già sfruttati lavoratori di risorse essenziali, ma anche nel sostenere che «un certo marxismo favoriva gli interessi del capitale». L’idea diffusa, infatti, era che, generalizzando l’industrializzazione, si sarebbe andati più velocemente verso una società comunista. «Noi, che chiedevamo più regole e freni – aggiunge la Ricoveri – fummo trattati come traditori della causa. Un errore imperdonabile che ha reso la sinistra complice di distruzioni ormai irreversibili». Un errore, sostiene da tempo Serge Latouche, economista ed esponente eretico dell’eco-marxismo, che la sinistra continuerebbe ancora a ripetere, insistendo su concetti liberali come crescita economica e sviluppo industriale. Questo, in società che producono e consumano molto più del necessario e dove il rispetto dell’ambiente, la ridistribuzione, una maggiore pianificazione economica e una partizione equa delle risorse stentano ad affermarsi. Persino ora che l’utopia liberista di uno sviluppo indefinito capace di portare ovunque ricchezza è contraddetta dalla limitatezza delle risorse del pianeta.







  1. Anonymous

    molto intiresno, grazie


  2. zorro

    Molto interessante, certo, Ma non ho capito – lo chiedo senza polemica – nel Partito Democratico si condividono questo tipo di analisi marxiste?



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