Simone Verde


12 dicembre 2007
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La chiesa verde

Eco francescani, oltre gli stereotipi

 
La chiesa verde

Francescani profetici, dopo il boom che negli anni Sessanta portò alla piena occupazione, intuirono che l’ambiente era la sfida di fine secolo. Pensatori, filosofi della levatura di Pietro Prini e uomini di scienza diedero così vita al Centro francescano di studi ambientali che per un quindicennio sarebbe stato il fiore all’occhiello della Pontificia Facoltà Teologica san Bonaventura in Roma. Ad animare il gruppo, il raffinato ecclesiologo Bernard Przewozny, il teologo Orlando Todisco e Vincenzo Coli con seminari condotti da specialisti in spiritualità francescana, sociologia, ecologia e premi internazionali conferiti nella solenne cornice del convento di Assisi. Studi e fermenti che qualche anno fa hanno permesso la nascita di un master in sicurezza ambientale gestito dalla Facoltà teologica San Bonaventura.

Ad alimentare il movimento, la radice teologica del pensiero francescano. Tutti ricorderanno il Cantico delle Creature, così come La predica agli uccelli dipinta da Giotto nella basilica superiore di Assisi, riprodotta su cartoline, libri e riviste. Opere che restituiscono l’immagine di un Francesco lirico e letterario facilmente smentita dagli scritti (raccolti dalla Lorenzo Valla in due volumi a cura di Claudio Leonardi). Regolamenti, preghiere e precetti, dove la natura è per lo più assente, ma il cui interesse primario sta nel riconoscimento dell’autorità di Dio e nel ringraziamento per il dono della creazione. «L’assunto dottrinale – spiega padre Orlando Todisco, uno dei maggiori ambientalisti francescani – sta nel fatto che ogni creatura è, in quanto voluta da chi poteva non volerla. Sicché ognuno di noi è sollecitato a una conoscenza che, se rigorosa, è ri-conoscenza, e cioè conoscenza di qualcosa che poteva non essere, di cui si è grati a colui che l’ha voluta, pur potendo non volerla». Rispetto della natura, quindi, che è ringraziamento per il dono della vita.

Ad alimentare il versante sociale della cultura francescana è l’idea che riconoscere nel mondo l’opera gratuita di Dio comporta la ridistribuzione delle ricchezze del creato: «Nell’ottica di san Francesco – continua Todisco – è rilevante la dimensione del dono e di riflesso la coscienza che, prima dei diritti, vengono i doveri, e compendio dei doveri è la gratitudine, come stile di pensiero oltre che di vita». Gratitudine, a tutela di un patrimonio che non appartiene a nessuno e che il Creatore ha voluto a vantaggio di tutti: «Ciascuna generazione – continua il preside della Pontificia facoltà teologica San Bonaventura – deve lasciare in eredità alla generazione successiva più di quanto ha ricevuto, nel senso che, se è in quanto voluta, deve volere altri e altro come segno della sua gratitudine per quanto è ed ha. Il taglio altruistico o plurale è essenziale. Non si impongono forse gratuità e creatività quando ripercorriamo il nostro itinerario, cogliendo l’abisso del nulla da cui siamo stati chiamati all’essere? Il nostro mondo è l’altro».

Proprio poiché fondato su un convincimenti teologici, quello francescano non è un invito aneddotico alla tutela della natura, ma un monito a rispettare l’opera di Dio: «Se egli benedice chi lo ha voluto – continua Todisco – l’uomo deve progettare e operare con atteggiamento di benedizione, arricchendo, non impoverendo, moltiplicando gli spazi dell’essere, non cancellandoli o profanandoli». Una cultura spirituale, quindi, ma anche una vera e propria dottrina sociale, capace di dare risposte e di indicare soluzioni per i problemi del mondo contemporaneo. Grazie al fatto, vale la pena ricordarlo, che l’attenzione alla natura scaturisce da un rispetto di Dio e della creazione che impone di sanare le ingiustizie prodotte dall’agire egoista dell’uomo.
Oltre alla raffinatezza teorica, il Centro dell’Università San Bonaventura ha anche un altro merito, quello di aver aperto un dibattito nel mondo cattolico sullo statuto teologico della natura e sulle sue implicazioni.

Un dibattito raccolto da un’altra illustre istituzione, la Pontificia accademia delle scienze diretta da Monsignor Marcelo Sánchez Sorondo che organizza da anni convegni e incontri sulla crisi ambientale e sulle conseguenze del riscaldamento climatico. L’approccio, ovviamente, è diverso da quello francescano ma i temi sono gli stessi: il rispetto del creato e l’accesso di tutti alle risorse naturali. «La Chiesa – afferma Sorondo – ha il dovere di richiamare gli esseri umani, e in particolare i potenti, al rispetto di alcuni principi. Tanto per cominciare, ricordando che il mondo è stato donato all’uomo nell’interesse di tutti e di tutte le generazioni. E che nessuno ha il diritto di distruggerlo a proprio esclusivo vantaggio». Quanto a una possibile soluzione della crisi ambientale, la risposta di Sorondo è in linea con il razionalismo teologico della chiesa contemporanea: «La tecnica ci salverà. Dio ci ha dato in dono il mondo, ma anche la ragione per poterne disporre con criterio». Un convincimento lontano dalla sensibilità francescana, ma che mostra ancora una volta l’impegno del mondo cattolico nell’attuale congiuntura.






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