Simone Verde


10 dicembre 2007
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I veri anni Ottanta di David Lynch

In una mostra alla Triennale di Milano, una rivelazione

 
I veri anni Ottanta di David Lynch

Rimarrà deluso il visitatore che, recatosi alla triennale di Milano, dovesse imboccare nella mostra di David Lynch (The air is on Fire, fino al 13 gennaio 2008) aspettandosi un viaggio cinematografico nel mondo degli inferi. Tele che restituiscano suggestioni da film dell’horror. Se un viaggio c’è, infatti, non è semplicemente nel terrificante, ma nell’estetica occidentale degli anni Ottanta. Se il visitatore dovesse riuscire a deporre il disappunto, però, assisterà alla rivelazione: uno dei migliori artisti di quel decennio, scoperto, haimé, soltanto oggi grazie all’iniziativa della Fondation Cartier di Parigi.

La grandezza del pittore, sta nella capacità tecnica di sperimentare materiali – cera, ovatta e oggetti di ogni genere incrostati sulla tela – e nel rendere immediatamente visibili le pulsioni di un’epoca: sentimenti irrazionali, mitologie ancestrali che riportano l’essere umano al senso del limite e all’universale incombenza della morte. Corpi e persone svelate nella propria organicità e quindi esposte in permanenza al rischio della putrefazione. Ad essere celebrata in questi sentimenti scabrosi, però, non è tanto la pulsione voyeuristica e l’attrazione per il macabro, quanto l’attitudine di un decennio in cui, esaurite le illusioni di una modernità governata dalla ragione, vengono rivelati gli archetipi primordiali attorno a cui si era venuta organizzando la società industriale. Il lavoro di Lynch, in questo, è particolarmente chiaro ed efficace, ben più delle tele di Francesco Clemente o di Enzo Cucchi che hanno praticato il ritorno alle origini, pescando a piene mani nell’erudizionismo classico e mitologico. Nel lavoro del regista, invece, è tutto spontaneo e autentico: una società americana descritta nella sua modernità quasi minimal, ma abitata da angosce antiche e spettri insopprimibili, poiché radicati nell’inconscio di ogni essere umano.

Quanto ai film, il visitatore paziente non rimarrà deluso: verso la fine del percorso è stata predisposta una sala cinema dove è possibile rivedere gli spezzoni dei capolavori più celebri, che grazie alle tele acquistano nuova luce e guadagnano addirittura in spessore. A ricordare una verità banale ma non di rado dimenticata. E cioè che – malgrado l’industria di Hollywood – anche il cinema che si rivolge al grande pubblico è spesso arte.






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