Simone Verde


30 novembre 2007
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L’antropologia politica di Chelli

Un libro fa luce su uno scrittore misconosciuto

 
L'eredità Ferramonti

Terra di Guicciardini e Machiavelli, l’Italia è la patria di un pessimismo storico e di un’antropologia politica in cui i rapporti umani vengono identificati con le dinamiche del potere. È così nella Ginestra di Leopardi, in Rosso Malpelo di Verga e nella Scienza Nuova di Vico. Ma anche nell’opera di Gaetano Carlo Chelli, scrittore amatissimo da Italo Calvino e Pier Paolo Pasolini, letterato nazionale del secondo Ottocento cui rende giustizia una monografia dell’italianista Laura Oliva (Il realismo borghese di Gaetano Carlo Chelli, Edizioni Studium, 25 euro). Una monografia che ha il merito di rivolgere l’attenzione su un autore poco noto al grande pubblico i cui titoli, però, non sono del tutto sconosciuti, grazie anche a fortunati adattamenti cinematografici (è il caso de L’eredità Ferramonti, romanzo da cui è stato tratto l’omonimo film di Mauro Bolognini).

Il realismo borghese di Gaetano Carlo Chelli, coverGiornalista di un quotidiano locale della Toscana, Chelli ha il privilegio di essere testimone della nascita dello stato unitario e delle trasformazioni che faranno di Roma la nuova capitale. Sono anni di sconvolgimenti che il cronista dell’Apuano registrerà con sarcasmo in una rubrica anonima, fustigando le velleità della borghesia nascente e ironizzando sulle miserie di un’aristocrazia orfana di vecchi privilegi. Ma nell’assistere alla nascita della nazione, il linguaggio della cronaca non basterà più e il giornalista diventerà progressivamente scrittore, poiché dietro lo svolgersi di storie individuali comincerà a intravedere condizioni e meccanismi universali: la dinamica meschina degli interessi che si giustifica nell’altisonanza della retorica risorgimentale; l’organizzarsi, con il pretesto dell’unità d’Italia, di gruppi e clan per spartire i nuovi territori.

Come era già avvenuto negli ambienti illuministi italiani, Chelli reagisce con un pessimismo velatamente ironico e carico di disincanto sulle reali aspirazioni dell’uomo. Ne nascono romanzi come L’eredità Ferramonti, L’avventuriera o L’ambiente, in cui, descrivendo il provincialismo e la corruzione delle nuove classi dirigenti, viene restituita l’immagine di un Risorgimento ostaggio di interessi e precocemente tradito. Un’analisi storica e politica che l’esplosione dello scandalo della Banca Romana rivelerà profetica, dimostrando quanto il talento di Chelli scrittore sia dovuto a un affinamento dei suoi strumenti di giornalista.






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