Simone Verde


30 novembre 2007
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Chi manipola Sarkozy?

Biografia di Henri Guaino

 
Henri Guaino

«Chi manipola Sarkozy?», è l’interrogativo di un lungo speciale che il Nouvel Observateur dedica questa settimana a Henri Guaino, spin doctor del presidente. Che dietro il leader della destra francese ci fosse una mente erudita, amante della storia patria e della mistica della nazione lo si era capito ormai da tempo. Da quando, l’inverno scorso, la campagna elettorale dell’Ump prese una piega inedita: chilometri di citazioni tratte a piene mani dalla tradizione politica di entrambi gli schieramenti in nome dell’identità sovrana del paese. Particolare scalpore sollevò, in aprile, un lungo riferimento a Léon Blum, primo ministro del Fronte popolare e leader internazionalista accusato da sempre di antipatriottismo, annoverato d’un tratto tra i padri della patria. Uno scippo che il Ps non vide di buon occhio e che sembrò confondere i francesi, destabilizzati da un ennesimo interrogativo: che destra è, quella di Sarkozy? Come risposta, valga la biografia intellettuale dello spin doctor, autore di numerosi libri.

Nato in una famiglia povera del sud, orfano di padre, cresciuto dalla madre e dalla zia entrambe donne di servizio, Henri Guaino sperimentò sulla propria pelle i meriti dello stato sociale gaullista. Le borse di studio, i sussidi per i poveri e l’efficace welfare del dopoguerra. Ne nacque una passione per lo stato provvidenza che lo portò a militare nelle file dell’Rpr. Prima accanto a Charles Pasqua, torbido personaggio del sud-est, nazionalista tra i nazionalisti sprezzante dell’ossimoro che avrebbe incarnato per anni per via del suo cognome tutto italiano; in seguito collaboratore di Philippe Séguin, dirigente del partito di origini modeste e di sensibilità operaie; infine, consigliere di Jacques Chirac fino al 1996.
Un percorso che mostra quanto complessa sia la tradizione di destra di cui l’Ump– seppure in maniera eteroclita e confusa – è l’erede. Un nazionalismo liberale che, esaltando le capacità assistenziali dello stato, può divenire anche paternalista e sociale. Travalicando gli schieramenti e riuscendo a sedurre il popolo di sinistra. A spiegarne il perché, è Guaino stesso in numerose interviste che fanno eco ai discorsi ufficiali scritti per presidente: «Il miracolo della Francia – affermava nell’aprile scorso – è il saper coniugare un’identità così forte con un’aspirazione così grande all’universalismo». Una linea che piace a destra, poiché esalta la grandezza della nazione; ma anche a sinistra, poiché fa della repubblica il baluardo di diritti universali dell’uomo da estendere al resto pianeta.
«Cos’è la Francia? – continua Guaino- Sarkozy – La Francia è un miracolo. Il miracolo è politico. È intellettuale. È morale. È culturale […] La Francia è una terra carnale cui ciascuno si sente attaccato per via di legami misteriosi di cui si sa soltanto una cosa: che non possono essere recisi senza perdere una parte di se stessi. La Francia è una cultura, un ideale, un’idea, “Un’anima, un principio spirituale”, come disse Renan». Elettori di sensibilità più europee si domanderanno come sia possibile pronunciare frasi simili senza cadere nel ridicolo. In Francia si può. Specialmente in un periodo di crisi. Elemento che il leader Ump e il suo collaboratore sembrano aver messo in debito conto. Tant’è che alla vigilia delle elezioni, Guaino disse a Sarkozy, amico di oltre trent’anni: «Non sarai mai eletto se sei liberale, comunitarista e atlantista. Ti posso aiutare io». Da questa proposta sarebbe nata la collaborazione che lo ha portato alla carica di consigliere speciale del presidente.
Le gelosie e le preoccupazioni tra i collaboratori storici del presidente non si sono lasciate attendere.
Per via di accenti antieuropei giudicati «deliranti». E di afflati definiti «mistici» e «a volte ridicoli» dall’ex primo ministro Édouard Balladur che a Guaino non ha mai perdonato la crociata per «l’altra politica». Più moderato il giudizio di Jean-Pierre Raffarin, che vede in lui un uomo dalle «idee arcaiche facilmente riconoscibili, dunque non pericolose». Fatto è, però, che dopo lunghe pressioni contro il suo consigliere, Sarkozy ha preteso che i discorsi gli venissero consegnati personalmente per evitare censure. Con il risultato che, qualora il testo non arrivi in tempo, qualcuno deve occuparsi di riscaldare la sala. Compito ingrato toccato l’ultima volta all’ex ministro Philippe Douste-Blazy Messi da parte gli allarmismi destati dall’eventualità di un presidente ostaggio di un suo guru, la situazione potrebbe essere un’altra: avendo intuito che per essere eletto al posto che fu di De Gaulle e di Mitterrand – grandi figure paterne – ci voleva una certa dose di continuità, Sarkozy si servirebbe del suo spin doctor con particolare destrezza.
Alla fine di uno degli suoi discorsi pare che il presidente si sia rivolto a Guaino, esclamando: «Hai visto, hai visto? Quello che ho aggiunto su de Gaulle, il ritorno alle origini, ha funzionato, no? Certo che facciamo un buon lavoro, noi due». Una soddisfazione da bravo scolaro che suggerisce quanto la retorica del consigliere sia per Sarkozy un bel gioco. Gioco che consiste nell’alchimia di parole e riferimenti ben dosati nello stile di una retorica repubblicana che riesce a far ingoiare qualsiasi cosa. Se così fosse, l’interrogativo del Nouvel Observateur andrebbe forse rovesciato: «chi è manipolato da Sarkozy?».






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