Simone Verde


5 novembre 2007
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L’arte moderna del tardoantico

Una mostra a palazzo Montanari, Vicenza

 
L'arte moderna del tardoantico

Ancora per poco a Vicenza, una mostra da non perdere. La rivoluzione dell’immagine, arte paleocristiana tra Roma e Bisanzio. Ovvero, la nascita dell’arte cristiana – ma forse addirittura dell’arte moderna – in 83 opere esposte a Palazzo Montanari. Un’occasione rara per iniziare il pubblico a uno dei periodi più creativi della storia: il tardoantico, passaggio da Roma alla civiltà di Bisanzio, dalla religione civile dell’Impero a un cristianesimo trionfante che interpretò con successo le pulsioni di un’epoca inquieta.

Nella percezione del pubblico, le opere esposte sembreranno goffe e maldestre. “Primitive” si sarebbe detto un tempo, vittime dell’imbarbarimento dovuto agli invasori e dalla perdita di sapere tecnico nel tramonto della civiltà. Ebbene, è tutto il contrario. Come dimostrato ormai da tempo dalla critica, l’arte del tardoantico è uno dei capitoli più raffinati nella storia delle forme espressive. Aderisce a un programma complesso e risponde alle sfide politiche e culturali di un’epoca travagliata. Per rendersene conto basta seguire il percorso della mostra, a cominciare dal togato che apre la prima sala.

Una scultura tozza, disarmonica tagliata nella pietra a colpi di scalpello. Ma quale vivacità, quale veridicità nei tratti del volto. Quale capacità di rendere immediatamente la funzione del ritratto: austerità, staticità, potere. Ed è proprio in questa natura popolare dell’arte romana tardiva a nascere la nuova estetica che nulla concederà alle grazie espressive dell’ellenismo. Poiché il suo fine è morale e pedagogico: non dilettare, ma mostrare al maggior numero la via per la redenzione e la salvezza da un mondo in rapida dissoluzione. Ne scaturiranno composizioni semplificate, ieratiche, universali, che alla nostra sensibilità sembrano rozze, in cui non c’è spazio per divagazioni decorative. Rappresentazioni dove nulla deve fare ombra al messaggio, anticipando un’idea di arte, fonte astratta di conoscenza, che farà ritorno soltanto nel XX secolo.

Dalla volontà di parlare a tutti deriva anche un sincretismo iconografico senza precedenti. Da Giove in trono, a Cristo tra gli apostoli; dal crioforo al buon pastore; dal carro di Apollo a quello di Elia. Una continuità che ha permesso all’Occidente di perpetuare per millenni l’immaginario dei padri. Ma anche di insistere su idee universali che ci vengono dall’antichità, come il diritto, il rispetto della persona, la democrazia.






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