Simone Verde


1 settembre 2007
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La Rochelle, porto delle angosce socialiste

L'université d'été del Ps tra crisi politica e crisi di coppia

 
La Rochelle, porto delle angosce socialiste

Il clima arroventato con cui si è aperta l’Université d’été del Partito socialista francese a La Rochelle ha dissipato ogni dubbio e confermato la peggiore delle previsioni. Il futuro del Ps si giocherà nell’esito di uno scontro tra Ségolène Royal e François Hollande che si preannuncia senza limiti. Uno scontro frontale tra i due ex compagni di vita, separati in casa da anni per garantirsi un’immagine di famiglia presidenziale rispettabile, e ora in preda a ritorsioni e polemiche a metà strada tra il personale e il politico. A rendere ancora più elettrico il clima della festa, ha contribuito ieri l’arrivo di Claude Allègre, ex ministro dell’istruzione di Lionel Jospin, uomo noto per le sue esternazioni e per la sua mancanza di tatto, che ha lanciato anatemi contro tutti, accusando Hollande di aver messo il partito «a terra» e la Royal di «lavorare soltanto alla sua promozione personale». E, come se non bastasse, a rendere l’atmosfera ancora più irrespirabile nella città atlantica definita da Libération «porto dell’angoscia socialista», ha contribuito, infine, l’assenza dei maggiori dirigenti del partito, da Laurent Fabius a Dominique Strauss-Kahn. Assenza anticipata da giorni e motivata – viene da pensare – proprio dalla voglia di tenersi a distanza dalla rissa familiare tra Royal e Hollande. I quali, tuttavia, hanno tentato di smentire, almeno di fronte ai media, la peggiore delle immagini.

Dopo essersi evitati nelle strade della cittadina, infatti, giovedì sera hanno cenato nello stesso ristorante, anche se a due piani diversi. Lei, accompagnata dal suo staff elettorale, lui in compagnia di giornalisti cui, tra una portata e l’altra ha cercato di spiegare il proprio programma di rinnovamento.

Dal canto loro, i militanti convenuti vivevano con sgomento supplementare, dovuto all’impotenza, la crisi del partito. «Il discorso di questi dirigenti è vecchio, le loro proposte sono vecchie, non sono cambiati da anni», affermava alla stampa un giovane studente di 18 anni. «Ségolène ha spesso buone intuizioni – dichiarava Josette, 35 anni, dirigente d’impresa – ma non è riuscita a farci capire esattamente cosa voleva». Quanto a lei, la candidata alle presidenziali, forte dei suoi 17 milioni di voti, non sembra voler tenere conto di critiche come queste per guardare dritta davanti a sé. Nel pomeriggio, nel discorso di apertura della manifestazione estiva del partito, infatti, ha dichiarato di «voler rimanere al di sopra delle risse, per continuare a incarnare la speranza per il futuro». E, sempre cercando di farsi rassicurante, ha detto di incoraggiare costantemente «un gioco di squadra che possa rinforzare il partito e tirare fuori i socialisti dalla crisi». Dichiarazioni ecumeniche smentite, però, da quelle del suo ex compagno e attuale segretario. Il quale ha annunciato ai giornalisti di non essere candidato alla propria successione e che, come previsto, lascerà la segreteria nel 2008. Ma non certo per ritirarsi a vita privata come vorrebbero alcuni, accusandolo, come fa Allègre, di aver portato il partito alla situazione critica di oggi. Ma per prepararsi alle primarie presidenziali del 2010. «Farò di tutto per essere pronto per tale data», ha dichiarato senza esitazione. Proprio quello che intende fare Ségolène.






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