Simone Verde


17 agosto 2007
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Francia: Liberté, Égalité, ma niente Fraternité

Nel silenzio dell’estate espulsioni brutali e pugno di ferro

 
Francia: Liberté, Égalité, ma niente Fraternité

Caccia all’immigrato, disprezzo dei diritti civili, retate e famiglie smembrate brutalmente: queste le accuse mosse dalla stampa e da numerose associazioni francesi al governo di François Fillon e al presidente Nicolas Sarkozy. Uno scandalo e una mobilitazione sempre più ampia che hanno preso il via venerdì scorso dal grave ferimento di un bambino di quattro anni, caduto dal terzo piano mentre, correndo su un cornicione, tentava di sfuggire a una retata assieme al padre. «Erano le sette – ha raccontato la madre del piccolo Ivan – abbiamo sentito dei colpi sulla porta sempre più forti. Abbiamo sentito un trapano e colpi di ascia attraversare il legno. L’avvocato mi aveva detto che non avevano il diritto di entrare nell’appartamento se non ero io ad aprire. Siamo scappati».
Nato a Grozny durante il conflitto russo-ceceno, Ivan è figlio di rifugiati politici. Il cui status, in attesa di un rinnovo, non è bastato a sottrarli alla furia delle forze dell’ordine. «Il punto – denuncia Damien Nantes, presidente dell’Ong Resf – è che la circolare del ministero uscita un anno fa, in cui si invitavano gli immigrati a chiedere la regolarizzazione, si è rivelata una trappola. Questa circolare, infatti, ha incitato molte persone a presentare domande e a uscire allo scoperto. Ora sono tutti schedati, i loro casi non saranno mai esaminati per un eventuale regolarizzazione, ma saranno ricercati ed espulsi uno a uno. Anche se magari vivono e lavorano qui da oltre dieci anni». Una vera e propria strategia militare contro l’immigrazione clandestina, svelata da Libération grazie alla pubblicazione di stralci della circolare ministeriale all’origine dell’ondata di arresti. Un documento che raccomanda alla polizia di effettuare verifiche di domicilio per poi «sollecitare il procuratore della repubblica al fine di ottenere l’arresto».
A essere discussa non è soltanto la politica del governo, la decisione di procedere a espellere persone che vivono in Francia da molto tempo. Discusso è soprattutto il metodo con cui avvengono queste espulsioni e la continua noncuranza per i diritti civili stabiliti dalla legge. A essere contestati sono gli arresti decisi prima che le domande di regolarizzazione terminino il proprio iter. E l’inosservanza di permessi e deroghe stabiliti dalla magistratura, così come avvenuto nel caso di François Kong, rinchiuso lunedì in un centro di detenzione. «Ero a casa – racconta – tenevo il mio nipotino. Sono stato portato con lui al commissariato, dove ho dovuto trovare qualcuno per evitare che il piccolo fosse portato in un orfanotrofio. Poi mi hanno arrestato». Arrestato, malgrado il fatto che godesse della protezione del tribunale per proseguire gli studi in Francia.
Ma le accuse non si fermano qui. Quotidiane sarebbero, secondo i militanti per i diritti dei sans-papiers, le violazioni di domicilio e gli abusi dovuti allo strapotere delle forze dell’ordine, anche ai danni dell’indipendenza della magistratura. «Un andazzo particolarmente inquietante – afferma Jean François Zmirou, vicepresidente del sindacato dei magistrati – poiché i giudici vengono ormai utilizzati come braccio armato del ministero degli interni per servire la sua politica», con grave rischio per la democrazia.
All’origine della recrudescenza, denuncia Libération, vi sarebbe la politica delle quote volute dallo stesso Sarkozy, allora ministro degli interni. Approccio che, dopo la parentesi elettorale e approfittando della pausa estiva, avrebbe subito una violenta accelerazione. Secondo Laurent Giovannoni, segretario della Cimade, una delle Ong più attive in difesa dei diritti civili degli immigrati, «l’esistenza di obiettivi quantitativi per le espulsioni, provoca pratiche sempre più dure da parte della polizia. E questo ha l’effetto di terrorizzare gli immigrati con gli incidenti che sono sotto gli occhi di tutti». Stando alle indiscrezioni rese note dal quotidiano francese, infatti, il presidente della repubblica avrebbe chiesto l’estradizione di 25000 persone nel 2007, assieme al raddoppio dei posti nei centri di transito, passati da 600 a 1600. Cifre che sarebbero il frutto di una cultura del risultato che si fa sempre più strada nella Francia di Sarkozy e che vede la polizia soggetta alle continue pressioni della politica, desiderosa di mostrare il suo efficientismo all’opinione pubblica. A detrimento, osservano alcuni di “fraternité”, democrazia e diritti civili.






Un Commento


  1. Mindy

    Interesting to know.



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