Simone Verde


5 maggio 2007
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«Il Ps imploderà». Daniel, il pessimismo della ragione

Elezioni presidenziali, intervista con il fondatore del Nouvel Observateur

 
Jean Daniel

«Mi dispiace dirlo, ma temo proprio che Ségolène sia spacciata». È preoccupato Jean Daniel, fondatore del Nouvel Observateur, intellettuale e giornalista che ha attraversato la storia francese del dopoguerra. «La candidata socialista – aggiunge – ha incarnato una speranza. Molti si aspettavano da lei una ventata di rinnovamento». E invece, a poche ore dal secondo turno, i maggiori sondaggi la danno nettamente perdente. «Ora – prosegue Daniel – temo le conseguenze della delusione, temo la depressione generale che potrebbe seguire alla sconfitta».

Questa volta possiamo davvero fidarci dei sondaggi?

«Visto quelli del primo turno si sono rivelati esatti, non c’è ragione di pensare che ora non lo siano. Tanto più che una settimana fa i candidati erano dodici e ora sono soltanto due».

Cosa è successo nel faccia a faccia con Sarkozy, la Royal ha sbagliato strategia?

«Personalmente non credo che quel dibattito abbia avuto una grande importanza. Se si guardano i sondaggi prima e dopo, infatti, non si constata una grande differenza. Il punto è che la candidata socialista partiva con una sorta di peccato originale. Era esaltata da tutti per la sua bellezza, il suo coraggio, la sua abilità e sottostimata nelle sue capacità. In questa situazione era necessario tirasse fuori il carisma adatto. Doveva dimostrare che, come Sarkozy, era capace di collera e decisionismo. Ed è esattamente quello che ha fatto. La maggior parte delle donne è stata sedotta dal suo stile e dalla sua aggressività. Ma gli uomini ne hanno avuto paura. Purtroppo anche la differenza sessuale ha avuto una sua importanza».

La sconfitta porterà a un’esplosione del Ps?

«Tutto dipende dalle dimensioni della sconfitta. Se la candidata socialista dovesse perdere con una percentuale al di sopra del 47%, diventerebbe leader indiscusso dell’opposizione e del partito. Se dovesse essere eletta con meno del 47%, invece, si aprirebbe la crisi e il regolamento di conti nel Ps. Non subito, però, ma dopo il voto di giugno per il rinnovo dell’Assemblea nazionale».

Quale futuro per il Pd di Bayrou?

«Ho molta simpatia per François Bayrou e in parte condivido anche la sua ostilità nei confronti di questo bipolarismo che impedisce il dialogo e favorisce lo scontro. Ma temo che il suo progetto non andrà a buon fine. Nella mia vita ho visto tante elezioni e so che in pochi resistono alla tentazione di salire sul carro dei vincitori. Mi spiace dare sfogo in questo modo alla mia sfiducia nell’umanità, ma questi momenti sono i peggiori. D’altronde le mie previsioni si stanno già realizzando: la quasi totalità dei parlamentari Udf è passata con Sarkozy. Un uomo come Jacques Séguéla, pubblicitario, ex collaboratore di François Mitterrand e di Lionel Jospin è passato anche lui a destra. Perciò non vedo quale margine ci sia per la nascita di un Partito democratico, centrista e autonomo».

Alcuni parlano della formazione di un vero e proprio sistema di potere attorno a Sarkozy.

«Altri parlano di “regime berlusconiano”. Non confermo e non escludo. Fatto è, però, che la Corte costituzionale , il Senato, il Consiglio superiore per l’audiovisivo [autorità che vigila sulla libertà d’informazione ndr] e i più grandi gruppi industriali sono con Sarkozy. Senza contare la stragrande maggioranza della stampa, eccezion fatta per Le Monde, Libération e Nouvel Observateur, testate autorevoli e indipendenti ma con un numero poco influente di lettori».






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