Simone Verde


6 ottobre 2006
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In viaggio nel regno dei morti

Grande Cina alle scuderie del Quirinale

 
In viaggio nel regno dei morti

Con oltre 160.000 visitatori in due mesi, la mostra Cina, nascita di un impero è diventata l’evento culturale più importante dell’anno. Notevole contributo al successo della mostra è l’allestimento di Luca Ronconi, che ha trasformato gli spazi delle Scuderie del Quirinale in un autentico tunnel nero nella cui penombra il visitatore scende per compiere un viaggio metaforico e per vedere cose che non potrebbe vedere: sculture e oggetti originariamente sepolti, ma anche il mondo sotterraneo dove le anime dei defunti attendono di tornare a nuova vita. «Quando ai primi tepori della primavera il ghiaccio dei fiumi cominciava a sciogliersi – scriveva nel 1922 Marcel Granet nel suo La religione dei Cinesi – quando la dolce pioggia fecondatrice aveva cominciato a cadere, le anime dei defunti, alla ricerca di nuova vita, si diffondevano in tutta la natura e al filo delle nuove acque fuggivano dal letargo sotterraneo in cui la morte le aveva rinchiuse».

Da qui, il viaggio proposto da Ronconi, nel cuore di una cultura agricola elevata a metafisica, dove l’alternarsi delle stagioni è manifestazione del ciclo ininterrotto della vita e della morte. Le opere partecipano della metafora, nascoste dietro una parete di garza nera invisibile da lontano ma che si materializza da vicino. Unico neo dell’allestimento: la garza rende difficile apprezzare la fattura e le caratteristiche cromatiche. Un limite che si sarebbe potuto aggirare, mettendo in vetrina qualche pezzo rappresentativo.

Le opere più antiche, bronzi della dinastia Zhou (1045-771 a.c.), sono vasi e oggetti rituali rinvenuti nelle tombe e utili a contenere gli alimenti o le bevande alcoliche necessarie al rito. Necessarie quanto la decorazione zoomorfa degli utensili che, creando illusione di movimento, suggeriva che la materia fosse abitata da quella stessa vita sotterranea cui il defunto si stava avviando. Evocati dall’officiante, infine, gli spiriti raggiungevano la salma e accompagnavano l’anima nelle viscere della terra. Spiriti che erano draghi (Kui), lucertole e figure di fantasia (come le ricorrenti Taotie) che emergono dalle pareti di bronzo dei vasi rituali, di ciotole e di coppe.

Se i temi stilistici dell’arte cinese rimarranno invariati nei secoli, l’evoluzione delle credenze, invece, renderà i corredi sempre più complessi. All’epoca delle dinastie Quin e Han (201 a.C 23 d. C.), quando si era affermata la convinzione che l’anima dei nobili godesse di un’esistenza individuale dopo la morte, il defunto veniva accompagnato nella tomba da riproduzioni di tutto ciò che gli sarebbe stato utile nella vita ultramondana: oggetti, cibi, libri, animali, funzionari. Oppure da tutta la corte riprodotta in scala reale e in terracotta, come nel caso del celebre esercito del Primo Imperatore Quin, scoperto a Xian negli anni settanta. Dell’esercito la mostra ospita 12 pezzi, tra cui un auriga, due funzionari e un ginnasta la cui mole e verosimiglianza impressiona. Così come le decine e decine di statuette di epoca Han che riproducono in tutta la sua varietà la Cina del tempo: soldati, cortigiani e funzionari ma anche maiali, cani, buoi e fenicotteri.






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